Commissione “Deontologia”. Deontologia professionale e multidisciplinarietà: cerniere e confini.
“Le regole del codice deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’Albo. Lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza e l’ignoranza delle medesime non esime dalla responsabilità disciplinare.”
Così recita l’articolo 1 del Codice Deontologico degli psicologi (CD). L’osservazione di questo precetto è garanzia di professionalità ed è la condizione necessaria per l’applicazione di quanto previsto dall’articolo 1 della Legge di ordinamento della nostra professione (Lg. n° 56 del 18 febbraio 1989): “La professione di psicologo comprende l’uso di strumenti conoscitivi e d’intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazioneriabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolta alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alla comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito”.
Su tali regole e principi generali (Cap. I) ogni professionista psicologo, per definirsi tale, costruisce le fondamenta del proprio terreno relazionale: con l’utenza e la committenza (Cap. II), con i colleghi (Cap. III) e con la società (Cap. IV). Ognuno di questi quattro Capitoli del CD è faro e bussola del nostro comportamento professionale ed ognuno di noi, con il proprio stile personale, ne è tenuto ad un rigoroso rispetto con un atteggiamento che possiamo definire di osservazione e partecipazione. Un ulteriore capitolo (Cap. V) ne definisce le norme di attuazione e prevede la costituzione, all’interno del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) di un Osservatorio permanente sul codice deontologico finalizzato a raccogliere la giurisprudenza che emerge dai singoli Consigli di tutto il territorio nazionale e “…ogni altro materiale utile a formulare eventuali proposte della Commissione al Consiglio Nazionale dell’Ordine, anche ai fini della revisione periodica del Codice Deontologico”.
Da questa premessa, possiamo affermare che la Commissione Deontologia rappresenta quel luogo di pensiero della nostra Comunità professionale, che si fa garante dell’esistenza del Codice deontologico e quindi della nostra stessa esistenza professionale, è quell’agorà in cui, su mandato di tutto il Consiglio, i consiglieri che ne fanno parte si soffermano ad osservare metodi e tecniche applicative dell’operato dei singoli psicologi, nelle diverse aree professionali. Attraverso casi singoli esposti nelle segnalazioni che riceviamo dall’utenza e/o dagli stessi colleghi, anche in applicazione dell’art.8 del CD (“Lo psicologo contrasta l’esercizio abusivo della professione come definita dagli articoli 1 e 3 della Legge 18 febbraio 1989, n. 56, e segnala al Consiglio dell’Ordine i casi di abusivismo o di usurpazione di titolo di cui viene a conoscenza.
Parimenti, utilizza il proprio titolo professionale esclusivamente per attività ad esso pertinenti, e non avalla con esso attività ingannevoli od abusive”), il Coordinatore, in sinergia con i componenti della Commissione, si fa garante per tutto il Consiglio, di tenere attivo uno spazio di osservazione e partecipazione.
Partendo dalle segnalazioni d’ipotesi di violazione delle norme del Codice Deontologico che il Consiglio riceve, o di cui si fa promotore, ci assumiamo l’incarico di iniziare un lavoro finalizzato ad approfondire in dettaglio i singoli casi attraverso procedure di accertamento preliminare. Tali procedure, esplicitate nel Regolamento Disciplinare, prevedono la verifica preliminare dei fatti contestati: la richiesta di controdeduzione inviata al collega segnalato, a cui possono seguire anche audizioni dell’interessato, del segnalante e di persone informate sui fatti.
L’obiettivo principale della Commissione è di riconoscere e definire le responsabilità di ruolo, rinforzandone il significato per tutta la comunità professionale e favorire lo sviluppo di una cultura psicologica capace di riconoscere ed integrare le origini della disciplina nelle pratiche professionali psicologiche.
Dopo la fase di accertamento preliminare, un consigliere relatore, componente della Commissione Deontologia, espone a tutto il Consiglio una relazione che raccoglie gli elementi emersi e si accerta se sussistono o meno le condizioni per confermare l’ipotesi di violazione e quindi per aprire il procedimento disciplinare: nei casi d’apertura del procedimento si decide la data per la celebrazione del dibattimento innanzi al Consiglio, in caso contrario si procede con l’archiviazione.
Per dare un’idea anche quantitativa del lavoro della Commissione Deontologia, negli ultimi quattro anni abbiamo ricevuto poco meno di 90 segnalazioni ed il Consiglio ha deliberato 46 archiviazioni, 23 aperture di procedimento e circa 20 procedimenti conclusi. Senza entrare nel dettaglio delle sanzioni erogate, i procedimenti disciplinari conclusi hanno sanzionato condotte che hanno violato i seguenti artt. del CD: 4, 7, 11, 21, 28, 31, 38. Leggendo gli articoli violati è interessante osservare l’eterogeneità e la vitalità del dibattito interno alla professione, le numerose responsabilità deontologiche con cui ci confrontiamo quotidianamente nell’esercizio della nostra professione e, a volte, la difficile applicazione di condotte deontologicamente orientate.
Il Regolamento Disciplinare delimita e scandisce le procedure del lavoro istruttorio e obiettivo principale della Commissione, è di tenere viva una tensione dialettica tra responsabilità deontologiche e metodologie applicative. Una tensione che cercheremo di continuare a catalizzare nei momenti d’incontro e di condivisione aperti a tutti gli iscritti, su tutto il territorio regionale.
Tali momenti d’incontro non potranno però prescindere da confronti multidisciplinari con le professioni con cui collaboriamo, nelle diverse aree applicative e nei diversi contesti.
E’ nostra intenzione pertanto, portare avanti un percorso che non sia nel suo insieme di mera natura sanzionatoria e/o di tipo punitivo ma che, al contrario, sia di promozione degli spazi d’incontro con i colleghi, sia teso alla valorizzazione dell’incontro con l’altro, con gli altri, sia diretto ad esplicitare con rigore metodologico, la consapevolezza che i contesti applicativi sono prima di tutto luoghi d’incontro, con altri colleghi, con l’utenza, con altre organizzazioni e istituzioni, con altre discipline limitrofe alla nostra.
Quella che potremmo definire l’ontogenesi della nostra stessa professione, ha nella sua natura una matrice multipla, scientifica e umanistica, medica e filosofica, caratterizzata da quell’atteggiamento mentale di astensione del giudizio che si concretizza con il precetto dell’art.4 del nostro CD, quando ci ricorda di astenerci dall’imporre il nostro sistema di riferimento ai nostri utenti, pazienti e clienti. Il nostro compito è quindi finalizzato a riconoscere con rigore e chiarezza le nostre specializzazioni, a ricercare nelle matrici relazionali quegli spazi di pensiero in cui si manifestano tensioni e contrasti. Quei luoghi dei conflitti, che sono da accogliere per ridefinirne il significato alla luce dei nuovi contesti e delle nuove relazioni; quegli spazi di pensiero necessari per dare nuova vitalità al processo continuo di crescita e sviluppo della nostra professione e della nostra società, con scienza, coscienza e conoscenza, cercando soluzioni che si fondano sull’incontro e sul rispetto delle differenze, che riconoscano le origini e il ruolo di ognuno, che valorizzino cerniere e confini in ogni contesto relazionale umano.
Con la prospettiva di discuterne insieme in appositi incontri, resto a disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento all’indirizzo email deontologia@ordinepsicologiveneto.it o al cellulare 348.2666002.
Cordialmente
Pierluigi Policastro
Coordinatore della Commissione Deontologia.
Componenti della Commissione:
Anna Rita Barbuzzi,
Carmen Muraro,
Cesarina Negrizzolo,
Federico Zanon.
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