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Educazione affettiva e violenza di genere: una responsabilità sociale per le psicologhe e gli psicologi

COMUNICATO STAMPA DELL’ORDINE DELLE PSICOLOGHE E DEGLI PSICOLOGI DEL VENETO

Di fronte a recenti e controversi dibattiti mediatici, come Ordine vogliamo riaffermare la posizione della comunità scientifica su temi quali l’educazione all’affettività, la prevenzione della violenza di genere e il sostegno a servizi inclusivi per bambini e famiglie. Vita relazionale e affettiva sono strettamente interconnesse con il benessere psicologico degli individui e della collettività.


In ambito internazionale, l’integrazione di programmi di educazione affettiva ed emozionale nei cicli scolastici si è dimostrata una pratica utile ed efficace, con risultati positivi sul benessere fisico e mentale degli studenti. Questa consapevolezza deve appartenere al bagaglio culturale e scientifico di ogni professionista della psicologia. “Educare alla qualità delle relazioni” è uno degli obiettivi primari di un sistema che aspiri a essere profondamente “educativo”, oltre che “informativo”, ponendo al suo centro l’affermazione di valori civici, sociali e relazionali essenziali nella formazione delle future cittadine e cittadini.


L’educazione affettiva, la prevenzione della violenza di genere e l’affermazione delle pari opportunità non sono quindi mere questioni private, da lasciare in capo alla buona volontà delle singole famiglie o in contesti più o meno marginali, ma temi rilevanti per la loro ampia ricaduta sociale. La violenza di genere, con le sue radici nella disuguaglianza economica e nei pregiudizi culturali, costituisce una delle più gravi piaghe della nostra società. L’educazione all’affettività gioca un ruolo fondamentale anche nella prevenzione di questa violenza, promuovendo sin dall’infanzia valori di uguaglianza, rispetto ed empatia.


Psicologhe e psicologi hanno il dovere deontologico di svolgervi un ruolo attivo, anche attraverso la sensibilizzazione e la diffusione di corrette, e non ideologiche, informazioni sulle dinamiche famigliari ed educative. Le nostre azioni e parole, specialmente quelle pubbliche, devono contribuire a creare un ambiente in cui la violenza e le disparità di genere siano riconosciute e prevenute, assumendoci la piena responsabilità di questa delicata funzione sociale. L’autonomia e il benessere psicologico delle donne e delle madri rappresentano una forma essenziale di promozione della salute psicologica per le famiglie e i minori. La realizzazione e autonomia personale delle donne è, a livello internazionale, considerata cruciale per il benessere emotivo e materiale dei bambini, e per la costruzione di una società libera dalla violenza di genere.


Il benessere psicologico di un bambino è legato anche al rispetto delle esigenze psicologiche della coppia genitoriale che se ne prende cura. Genitori che vengono colpevolizzati perché non in linea con le aspettative, difficilmente potranno garantire una solida cura emotiva per il bambino. Per facilitare l’avvio di una buona relazione di attaccamento non basta infatti la materialità dell’alimentazione o delle sole cure fisiche, come la psicologia insegna dai tempi di Harlow: l’attenzione primaria per le esigenze del bambino passa anche attraverso il riconoscimento e il sostegno alle fisiologiche esigenze emotive e identitarie della coppia genitoriale.


Sappiamo da decenni che non esiste un motivo scientifico per cui le madri debbano stare a casa dal lavoro a occuparsi da sole dei figli, o debbano essere colpevolizzate se non possono o non vogliono allattare. Ciò che permette ad una bambina ed un bambino di crescere sani è avere figure genitoriali amorevoli, realizzate e capaci di donare sicurezza alla prole: una condizione possibile solo se il genitore si sente a sua volta libero nelle sue scelte. Dobbiamo quindi superare la visione che contrappone una “donna-manager”, accusata di tradire per egoismo e superficialità il proprio “ruolo naturale”, a una “donna-madre” idealizzata perché dedita solo alla famiglia.


Una società che si prende cura dei minori permette ai padri di essere più presenti e partecipi; fornisce servizi di qualità che garantiscano la progressiva ripresa dell’autonomia personale e lavorativa delle madri, e contesti di socializzazione adeguata e stimolante per i bambini – per i quali vi è ampia evidenza che, anche nella fascia 0-3, siano fondamentali interazioni sociali e cognitive intense frequenti e ulteriori rispetto a quelle esclusive con la sola madre. Come Ordine, il nostro impegno verso l’educazione all’affettività e la prevenzione della violenza di genere riflette il profondo desiderio di contribuire alla costruzione di una società più equa, inclusiva e consapevole, che deve vedere uniti professionisti, istituzioni e società civile.