• La libertà si estende solo fino ai limiti della nostra coscienza. Carl Gustav Jung.

Addio mascherina, ma non del tutto«Ormai è la nuova normalità»

Addio mascherina, ma non del tutto«Ormai è la nuova normalità»


Portata malamente, sulla bocca ma non sul naso, sul naso ma non sulla bocca, sul mento, penzoloni da un orecchio, al gomito o tipo braccialetto, da lunedì la mascherina tornerà nel cassetto o meglio, in tasca, pronta all’uso sì, ma senza obbligo con relativa sanzione (peraltro non risulta ne sia mai stata elevata una).

L’ha deciso il Comitato tecnico scientifico, l’ha confermato il ministro della Salute Roberto Speranza e la notizia è accolta di buon grado dal presidente della Regione Luca Zaia il cui monito («Sì mascherina, no assembramenti») campeggia in sovraimpressione nelle dirette tivù dall’inizio della pandemia: «È una scelta che va nella direzione giusta, anche se questo non significa “festa della liberazione”, perché il virus è ancora fra noi. Si provveda a formalizzarla quanto prima».

Accessorio simbolo della battaglia contro il Covid, prima liquidata come superflua, poi imposta perché indispensabile, al centro di polemiche feroci (ricordate quella sul «tessuto non tessuto» regalato in milioni di pezzi da Fabio Franceschi di Grafica Veneta?) ed inchieste giudiziarie (in una è finita nel mezzo pure l’ex presidente della Camera Irene Pivetti), introvabili al punto da diventare merce rara sul mercato nero e su quelli «paralleli», infine abbandonata a decine di scatoloni sotto sperdute tettoie (tipo quella di Oderzo, nel Trevigiano), la mascherina diventerà secondo Zaia nel prossimo futuro un’accessorio imprescindibile per quanto di raro utilizzo, come l’ombrello: «Dovrà rimanere a portata di mano per essere utilizzata ogni volta che sarà necessario. Per esempio in fila alla posta o sull’autobus. Certo con la bassa prevalenza che registriamo oggi nei test e nei bollettini epidemiologici possiamo dire che il rischio è davvero basso».

Concorda l‘immunologa Antonella Viola, che al Corriere del Veneto ha già spiegato perché non si devono temere le varianti («Dobbiamo smetterla con il terrorismo fatto ogni volta che ne compare una di nuova. Sappiamo che il virus muta, che continuerà a mutare e rimarrà endemico»), e invita a guardarsi attorno per rendersi conto che l’obbligo, prima ancora che per legge, è caduto per consuetudine: «Le persone hanno già tolto le mascherine. Se crediamo nei vaccini, dobbiamo andare necessariamente in questa direzione. Con il caldo la circolazione del virus è bassa, i contagi sono pochi e, salvo in condizioni di assembramento, le mascherine all’aperto non servono».

In effetti, riconosce il sociologo Stefano Allievi, con questa decisione la politica fa ben poco di rivoluzionario, semplicemente si adegua ad una tendenza che è già nei fatti, giustificata, come diceva la stessa Viola, dalle argomentazioni pro-Vax per cui delle due, l’una: o ci si fida dei vaccini o non ci si fida e se ci si fida, allora il riporre la mascherina non può essere tacciato di gesto estremo no-Mask. «Ma non credo che la abbandoneremo del tutto - spiega Allievi - perché ormai è entrata a far parte della nostra nuova normalità post pandemica. Guardavamo con sorrisi sardonici i turisti orientali in giro per Venezia o in coda all’aeroporto con la mascherina, ora faremo lo stesso anche noi europei e nessuno si scandalizzerà o ironizzerà più. In questo senso - prosegue il sociologo dell’università di Padova - un ruolo decisivo l’hanno avuto e l’avranno le nuove generazioni, i bambini e i ragazzi che a dispetto della retorica che li vorrebbe sempre capricciosi, ribelli e refrattari alle regole, si sono invece adattati all’uso degli strumenti di protezione individuale con spirito assai più encomiabile degli adulti».

Già, annuisce Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine degli psicologi del Veneto: «E pensare che c’erano genitori che si infervoravano sostenendo di volerli difendere dall’uso della mascherina a scuola... Ciò che abbiamo visto è che invece proprio i più piccoli, i bambini delle elementari, sono stati i più disciplinati e senza che questo abbia provocato loro alcun contraccolpo sul piano fisico o psicologico. Emotivamente l’imposizione della mascherina si è sentita assai meno di quanto si temesse». Quanto agli adulti, Pezzullo rileva un‘ambivalenza: «La mascherina è odiata ma anche amata. Molti hanno accolto la decisione del Cts come una liberazione, specie ora che fa così caldo, ma altrettanti sono restii a toglierla perché ne hanno sperimentato l’utilità a fronte di un fastidio tutto sommato limitato. Adesso ci sembra strano che un estraneo entri nella nostra sfera privata senza mascherina. E poi dovremo riabituarci a gestire i segnali non verbali: certi sorrisini, di qui in avanti, non saranno più coperti dalla mascherina».
Marco Bonet