• La libertà si estende solo fino ai limiti della nostra coscienza. Carl Gustav Jung.

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Gennaio

Lo scorso 12 gennaio, con la partecipazione dell’assessore regionale all’Istruzione del Veneto, Elena Donazzan, si è tenuto il primo incontro promosso dal Coordinamento dei presidenti dei Consigli di Istituto del Veneto con il presidente dell’Ordine degli psicologi del Veneto, Luca Pezzullo. Era presente, inoltre, il direttore dell’Ufficio Scolastico regionale, Carmela Palumbo.

L’Ordine degli psicologi nazionale, infatti, ha recentemente siglato un protocollo d’intesa con il ministero dell’Istruzione per rendere il proprio contributo professionale nella gestione dei problemi che la scuola sta vivendo a causa della pandemia. L’Ordine professionale, inoltre, ha comunicato la disponibilità ad ampliare la progettualità di aiuto in ambito regionale, delineando un “modello Veneto” del tutto peculiare.

“La comunità scolastica, intesa come corpo docente e non docente, come famiglie coinvolte e in particolare come studenti, sta vivendo un momento molto difficile, non solo sotto l’aspetto della didattica ma anche, e soprattutto, sotto quello della socialità, della vita di comunità, delle relazioni e delle passioni che sono di fatto impedite e limitate - afferma l’assessore -. Questo alimenta uno stato crescente di ansia che, in alcuni casi, sta già rischiando di degenerare in problematiche dei singoli o dei gruppi. Sono sempre più convinta dell’accortezza della scelta di coinvolgere in questa partita il Coordinamento dei presidenti dei Consigli d’Istituto. Sono, infatti, la rappresentanza più motivata e responsabile dei genitori e ci possono permettere di avere una visione a tutto tondo sulla scuola in tempo di pandemia. La scuola è comunità, famiglie e figli, sono gli studenti e quei docenti che hanno un ruolo portante non solo nella didattica, ma anche nella formazione della persona”.

“Alcune progettualità legate alla formazione e al supporto dei docenti potranno essere attivate fin da subito - conclude -. Sperimenteremo un modo nuovo di accompagnare la nostra scuola, con un grande lavoro di squadra, con la delicatezza che vuole il momento, ma con la consapevolezza di dover dare aiuto sotto tanti punti di vista, quello psicologico e sociale in primis”.
Scuola e pandemia, la Regione al confronto con genitori e studenti
Assessore donazzan: “Confronto con genitori e studenti per affrontare il rischio di un’emergenza educativa”
Assessore donazzan: “Confronto con genitori e studenti per affrontare il rischio di un’emergenza educativa”

“Attorno alla pandemia sembra profilarsi anche un’emergenza educativa che riguarda i giovani e che dobbiamo capire fino in fondo per provare a mettere in campo ogni strumento utile a contrastarla: da più parti mi giungono sollecitazioni e segnali di allerta in merito allo stato di inquietudine dei nostri ragazzi, dai più piccoli ai più grandi, con difficoltà e problematiche diverse”.

Sono parole dell’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione del Veneto, Elena Donazzan.

“Credo che l’ascolto e la condivisione possano aiutarci a immaginare quali azioni e coinvolgimenti porre in essere – continua -. La scuola stessa, dopo un anno scolastico travagliato, ha maturato una dimensione nuova con informazioni utili ad evitare un acuirsi della situazione sotto l’aspetto psicologico. Non saremo soli nell’affrontare questo problema, perché dalle università all’Ordine degli Psicologi e ai Pediatri arrivano mani tese, con la disponibilità a costruire progetti di aiuto nei confronti di scuola, famiglia e soprattutto dei ragazzi”.

“La stessa limitazione alle attività sportive, ricreative e culturali legate alle passioni dei più giovani – conclude l’assessore Donazzan – sta evidenziando un crescente disagio con il rischio di una disaffezione: coinvolgerò anche il CONI con tutte le realtà sportive e culturali che negli anni avevano dato vita ad importanti progettualità con le scuole di ogni ordine e grado, per trovare insieme il modo di renderle compatibili con questo ulteriore periodo di restrizioni. Dobbiamo essere pronti per una graduale e progressiva gestione della pandemia, per la quale ogni decisione ha a che fare con il tema sanitario, senza però sottrarci alla sfida di trovare risposte nuove ai bisogni emergenti. Il primo di questi incontri avrà luogo domani sera con i Presidenti dei Consigli di Istituto e con l’ordine degli Psicologi”. Scuola e pandemia in Veneto: progettualità con l'Ordine degli psicologi per accompagnare la scuola in questo momento di difficoltà. L'Ordine ha siglato un protocollo d’intesa con il Ministero dell'Istruzione per rendere il proprio contributo professionale nella gestione dei problemi che la scuola sta vivendo a causa della pandemia ed è disponibile ad ampliare la collaborazione anche a livello regionale.
Scuola e Pandemia: si va verso protocollo con Ordine Psicologi
Scuola e Pandemia, la Regione: “Progettualità con Ordine degli Psicologi per accompagnare la Scuola in questo momento di difficoltà”
Scuola e Pandemia, la Regione: “Progettualità con Ordine degli Psicologi per accompagnare la Scuola in questo momento di difficoltà”

Martedì sera, con la partecipazione dell’assessore regionale all’Istruzione del Veneto, Elena Donazzan, si è tenuto il primo incontro promosso dal Coordinamento dei Presidenti dei Consigli di Istituto del Veneto con il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, dott. Luca Pezzullo. Era presente, inoltre, il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, dott.ssa Carmela Palumbo.

L’Ordine degli Psicologi nazionale, infatti, ha recentemente siglato un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione per rendere il proprio contributo professionale nella gestione dei problemi che la scuola sta vivendo a causa della pandemia. L’Ordine professionale, inoltre, ha comunicato la disponibilità ad ampliare la progettualità di aiuto in ambito regionale, delineando un ‘modello Veneto’ del tutto peculiare.

“La comunità scolastica, intesa come corpo docente e non docente, come famiglie coinvolte e in particolare come studenti, sta vivendo un momento molto difficile, non solo sotto l’aspetto della didattica ma anche, e soprattutto, sotto quello della socialità, della vita di comunità, delle relazioni e delle passioni che sono di fatto impedite e limitate – afferma l’assessore Donazzan -. Questo alimenta uno stato crescente di ansia che, in alcuni casi, sta già rischiando di degenerare in problematiche dei singoli o dei gruppi. Sono sempre più convinta dell’accortezza della scelta di coinvolgere in questa partita il Coordinamento dei Presidenti dei Consigli di Istituto. Sono, infatti, la rappresentanza più motivata e responsabile dei genitori e ci possono permettere di avere una visione a tutto tondo sulla scuola in tempo di pandemia. La scuola è comunità, famiglie e figli, sono gli studenti e quei docenti che hanno un ruolo portante non solo nella didattica, ma anche nella formazione della persona”.

“Alcune progettualità legate alla formazione e al supporto dei docenti potranno essere attivate fin da subito – conclude Donazzan -. Sperimenteremo un modo nuovo di accompagnare la nostra scuola, con un grande lavoro di squadra, con la delicatezza che vuole il momento, ma con la consapevolezza di dover dare aiuto sotto tanti punti di vista, quello psicologico e sociale in primis”.
Didattica a distanza. E se immaginassimo di tornare in classe?
La didattica a distanza ci ha cambiato, ha messo in discussione la scuola che conoscevamo, fatta di relazioni e incontri, trasformandoli in un semplice saluto da uno schermo. O almeno così è stato all’inizio.
“Attorno alla pandemia sembra profilarsi anche un’emergenza educativa che riguarda i giovani e che dobbiamo capire fino in fondo per provare a mettere in campo ogni strumento utile a contrastarla: da più parti mi giungono sollecitazioni e segnali di allerta in merito allo stato di inquietudine dei nostri ragazzi, dai più piccoli ai più grandi, con difficoltà e problematiche diverse”.

Sono parole dell’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione del Veneto, Elena Donazzan.

“Credo che l’ascolto e la condivisione possano aiutarci a immaginare quali azioni e coinvolgimenti porre in essere -continua -. La scuola stessa, dopo un anno scolastico travagliato, ha maturato una dimensione nuova con informazioni utili ad evitare un acuirsi della situazione sotto l’aspetto psicologico. Non saremo soli nell’affrontare questo problema, perché dalle università all’Ordine degli Psicologi e ai Pediatri arrivano mani tese, con la disponibilità a costruire progetti di aiuto nei confronti di scuola, famiglia e soprattutto dei ragazzi“.

“La stessa limitazione alle attività sportive, ricreative e culturali legate alle passioni dei più giovani – conclude l’assessore Donazzan – sta evidenziando un crescente disagio con il rischio di una disaffezione: coinvolgerò anche il Coni con tutte le realtà sportive e culturali che negli anni avevano dato vita ad importanti progettualità con le scuole di ogni ordine e grado, per trovare insieme il modo di renderle compatibili con questo ulteriore periodo di restrizioni. Dobbiamo essere pronti per una graduale e progressiva gestione della pandemia, per la quale ogni decisione ha a che fare con il tema sanitario, senza però sottrarci alla sfida di trovare risposte nuove ai bisogni emergenti. Il primo di questi incontri avrà luogo domani sera con i Presidenti dei Consigli di Istituto e con l’ordine degli Psicologi“.

Dicembre

«Invecchiare bene è un diritto del singolo ma riguarda tutti»
Nasce la Consulta promossa dall’Ordine degli Psicologi e coordinata da un veronese. Orlando:«La loro richiesta più diffusa è di non essere lasciati soli»

Violenza sulle donne, Ordine psicologi Veneto: "è figlia dell'isolamento, importante fare rete" .
Violenza sulle donne, Ordine psicologi Veneto: "è figlia dell'isolamento, importante fare rete" „Gli ultimi due episodi cruenti avvenuti a Nordest nei giorni scorsi, hanno portato ad una riflessione importante: cosa si poteva essere e cosa è stato fatto per evitare determinate situazioni? Tante le iniziate messe in campo ma ancora molto lavoro da fare“
Violenza sulle donne, Ordine psicologi Veneto: "è figlia dell'isolamento, importante fare rete"

La ricorrenza del 25 novembre, gionata mondiale contro la violenza sulle donne ha riportato al centro la necessità di mettere in campo azioni e progetti al fine di fermare un fenomeno sempre più attuale. Ne sono testimonianza gli ultimi femminicidi avvenuti nel Nordest in 24 ore.

"Dobbiamo lavorare sulla società tutta a partire dall’educazione di bambine e bambini - spiega la dott.ssa Fortunata Pizzoferro, vicepresidente dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto - Dobbiamo veicolare nella società un messaggio chiaro: che ognuno ha il diritto di autodeterminarsi e ha la responsabilità di prendersi cura di sé stesso; è necessario agire su più livelli, sia uomini e donne che devono essere aiutati a sviluppare un’autostima adeguata, perché alla base della violenza vi è alla fine un problema di autostima, che viene malamente gestito con il tentativo di prevaricare, di possedere qualcun altro".

"La causa dei maltrattamenti e dei femminicidi non deve essere etichettata come gelosia - sottolinea - perché il termine gelosia rientra nel sentire comune nella sfera dell’amore, ma un uomo che uccide una donna non lo fa per amore bensì spinto da un bisogno irrazionale che lo porta a voler controllare completamente l’altra persona che non sente sotto il suo controllo. Non dobbiamo “colpevolizzare” la vittima. Spesso si sente dire 'Lei lo ha lasciato e comunque lui soffriva molto', certamente, anche gli uomini che compiono gesti come maltrattamenti o femminicidi hanno una loro sofferenza dentro, ma la persona sofferente ha la capacità di fermarsi, chi non si ferma diventa criminale".

"Spesso le vittime di maltrattamenti rimangono intrappolate” in quella che noi chiamiamo “vittimizzazione secondaria” - continua - nel momento in cui tu parli della tua situazione sei corresponsabile perché hai scelto quell’uomo, in qualche modo te la sei cercata".

"Le donne talvolta denunciano e ritrattano ma possiamo aiutarle lavorando il più possibile nella prevenzione dell’isolamento - conclude - fare in modo che le donne non arrivino nella situazione estrema di far girare tutto il loro mondo intorno a uomini violenti, quando si è completamente dentro la situazione sembra che un altro mondo non sia possibile, solitamente la violenza si accompagna all’isolamento sia dalle amicizie che dalla famiglia. É importante sostenere le donne all’interno di una rete amicale, lavorativa, famigliare. Chiunque di noi conosca una donna senza particolari relazioni con l’esterno può fare una piccola azione quotidiana, coinvolgerla. I Centri Antiviolenza fanno un lavoro eccezionale anche in questa direzione".

Novembre

«Chiedo scusa a nome di tutti gli uomini». È il messaggio del sindaco Sergio Giordani, sindaco di Padova. «È ora di dire basta: questi atti efferati nascono anche dai piccoli gesti machilisti e patriarcali cui assistiamo ogni giorno e rispetto ai quali voltarsi dall’altra parte è un errore imperdonabile» denuncia il primo cittadino «In una giornata così importante come quella di oggi, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, una volta in più dobbiamo ribellarci e dire “basta”».

Dai numeri della Polizia di Stato, diffusi proprio ieri, emerge il “volume” drammatico di questa piaga della società. Nella città di Padova, da gennaio a settembre, sono stati registrati 139 casi di atti persecutori (151 nel 2019), 172 episodi di maltrattamenti (rispetto ai 182 registrati nel 2019) e 46 violenza sessuali (12 in meno rispetto allo scorso anno). Se confrontato con lo stesso periodo dell’anno scorso, si registrano numeri inferiori, che tuttavia risentono evidentemente anche della difficoltà di denunciare del periodo del lockdown. Quanto ai provvedimenti amministrativi in materia di violenza di genere, nel 2020 il Questore di Padova ha emanato 11 ammonimenti per stalking.

È stata inoltre annunciata la creazione di un’app, chiamata “Scudo”, in fase di ultima sperimentazione a cui sta prendendo parte anche la provincia di Padova. L’app sarà data in dotazione tutte le forze di polizia e consentirà di possedere tutte le informazioni utili sui precedenti interventi effettuati presso lo stesso indirizzo. Segnalerà la presenza di minori o di soggetti con malattie psichiatriche o dipendenti da droghe o alcol, la disponibilità di armi, eventuali lesioni personali subite in passato dalla vittima, permettendo di calibrare così nel modo migliore l’operatività.

Sulla vicenda padovana è intervenuta anche la dottoressa Fortuna Pizzoferro, vicepresidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto: «Dobbiamo lavorare sulla società tutta a partire dall’educazione di bambine e bambini. Dobbiamo veicolare nella società un messaggio chiaro: che ognuno ha il diritto di autodeterminarsi e ha la responsabilità di prendersi cura di sé stesso. La causa dei maltrattamenti e dei femminicidi non deve essere etichettata come gelosia, perché il termine gelosia rientra nel sentire comune nella sfera dell’amore. Un uomo che uccide una donna non lo fa per amore bensì spinto da un bisogno irrazionale che lo porta a voler controllare completamente l’altra persona che non sente sotto il suo controllo». —
L'ordine degli psicologi: «Strumenti messi in campo per contrastare la violenza sono tanti, ma non bastano»
L'ordine degli psicologi: «Strumenti messi in campo per contrastare la violenza sono tanti, ma non bastano» «Le donne talvolta denunciano e ritrattano ma possiamo aiutarle lavorando il più possibile nella prevenzione dell’isolamento, fare in modo che le donne non arrivino nella situazione estrema».
L'ordine degli psicologi: «Strumenti messi in campo per contrastare la violenza sono tanti, ma non bastano»

Gli strumenti messi in campo per contrastare la violenza sono tanti, ma ancora non bastano. Dobbiamo lavorare sulla società tutta a partire dall’educazione di bambine e bambini dobbiamo veicolare nella società un messaggio chiaro: che ognuno ha il diritto di autodeterminarsi e ha la responsabilità di prendersi cura di sé stesso, è necessario agire su più livelli, sia uomini e donne che devono essere aiutati a sviluppare un’autostima adeguata, perché alla base della violenza vi problema di autostima, che viene malamente gestito con il tentativo di prevaricare, di possedere qualcun altro». Sono le parole della dott.ssa Fortunata Pizzoferro, Vicepresidente Dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto che è intervenuta in una giornata
Cause reali

La causa dei maltrattamenti e dei femminicidi non deve essere etichettata come gelosia, perché il termine gelosia rientra nel sentire comune nella sfera dell’amore, ma e un uomo che uccide una donna non lo fa per amore bensì spinto da un bisogno irrazionale che lo porta a voler controllare completamente l’altra persona che non sente sotto il suo controllo. «Non dobbiamo “colpevolizzare” la vittima: “Lei lo ha lasciato e comunque lui soffriva molto”, certamente, anche gli uomini che compiono gesti come maltrattamenti o femminicidi hanno una loro sofferenza dentro, ma la persona sofferente ha la capacità di fermarsi, chi non si ferma diventa criminale».
"Potrebbe essere l'ultima". Tutti fuori con il sole. I distinguo del prefetto e l'ira del Presidente ANCI
Il post-denuncia della pneumologa: "La nostra gioa più grande sarà dimmettervi, non recriminare sulla vostra superficilaità"
Venezia. C’è qualcosa, di ancestrale quando, com’è accaduto in questi giorni, piazze, spiagge e rifugi si sono riempiti di gente che «doveva uscire» come se non ci fosse un domani. La molla, arcaica, è «se tutti escono allora è sicuro, posso uscire anch’io». Questa è la reazione del «branco». «Branco» nel senso etologico, delle abitudini e degli ancestrali meccanismi di scelta. Lo spiega Luca Pezzullo, specialista in psicologia dell’emergenza e presidente dell’Ordine degli Psicologi: «I fattori che determinano la scelta di uscire, di mescolarsi alla folla e quindi, oggettivamente, di rischiare il contagio sono più d’uno. C’è la percezione di una risorsa che sta terminando: la possibilità di uscire. Paventando un nuovo lockdown, il sole è stato un invito a fare incetta di “libertà” senza rendersi conto che così facendo si peggiora la possibilità di tornare a goderne presto. C’è poi un altro fattore: la cosiddetta “pressione di normalizzazione della maggioranza”. In una situazione di pericolo si attivano parti arcaiche del nostro cervello. Se “gli altri” escono allora può essere sicuro uscire. Etologicamente siamo governati, davanti a un pericolo, da strutture cerebrali profonde. Quelle che servivano agli uomini primitivi per restare vivi. La diffidenza davanti alla novità ad esempio. A marzo il Covid era un pericolo sconosciuto, nuovo e misterioso, ci si è adattati a chiudersi in casa. Ora, nonostante i contagi siano anche più alti, è qualcosa che ci spaventa meno perché sentiamo di conoscerlo di più. È come con l’aereo, sappiamo che è meno rischioso di un’auto ma siamo comunque inquieti quando voliamo. Ecco, il Covid a marzo era un aereo, ora è percepito come un’auto».

Sul piano squisitamente formale di assembramenti «illegali» ce ne sono stati pochi. Renato Franceschelli, prefetto di Padova, spiega: «Ah finché si sta seduti al tavolo, con il giusto distanziamento, non si trasgredisce. Non mi preoccuperei tanto dei bar ma molto di più degli affollamenti che ho visto in Prato della Valle. Ciò detto, credo questo Paese debba fare pace con sé stesso: o si chiude o si lascia aperto. I controlli ci sono, e non da oggi. L’uso delle mascherine è tendenzialmente rispettato ma gli assembramenti restano il tema più preoccupante. Per scongiurarli serve responsabilità personale o la chiusura di alcune parti di città...».

L’esasperazione di chi deve governare una città piena di gente che non viola espressamente la norma ma che neppure rinuncia allo struscio in piazza si taglia col coltello. «Avevo Treviso zeppa di gente in giro - si sfoga il sindaco e presidente di Anci Veneto Mario Conte - i cittadini non hanno capito la ratio, l’importanza di fare piccoli sacrifici. Erano piene Padova, Noventa di Piave, Jesolo, le località di montagna. Da non crederci, si chiudono i centri commerciali solo per vedere spostarsi altrove la folla. È estenuante: si cerca un equilibrio fra la tutela della salute e la garanzia di un minimo di libertà. Poi però non si riesce a sacrificare una sola giornata da passare a casa anziché fuori. Di questo passo serviranno restrizioni non certo su scala solo comunale». Conte spiega, con amarezza, che le e-mail del Comune sono intasate dalle proteste di chi chiede più controlli («ma per 50 mila abitanti ho solo 20 agenti»), di chi grida allo scandalo «perché 400 euro di multa sono troppi» tanto che, aggiunge «sto scrivendo una lettera di solidarietà ai sindaci che in questo momento sono letteralmente massacrati. Eppure dovremmo avere un grande rispetto per chi è morto, per chi sta soffrendo e per chi sta lavorando per superare questa crisi sanitaria. Non dovrebbero servire Dpcm...invece è arrivato il momento di stringere la cinghia e attuare misure più restrittive».

Non bastano, evidentemente, gli appelli da brivido come quello rilanciato sui social dalla dottoressa Maria Rita Marchi (primaria di pneumologia dell’Ulss 6 già malata di Covid) a commento di una foto-simbolo degli ultimi giorni: tavolini al sole e quasi nessuno con la mascherina. «Siamo lì, pronti, nei nostri fortini ospedalieri trasformati in trincee Covid. Avevamo sperato in qualche mese di tregua ma non ce l’avete concesso...la voglia di normalità genera egoismo, indifferenza e ostinazione. E noi siamo qui. Pronti ad accogliere le vostre debolezze che hanno generato il rischio...siete in tanti...ma non vi giudichiamo. La nostra gioia più grande è quella di riuscire a dimettervi e non di recriminare sulla vostra superficialità. Buono spritz».

Ottobre

L'ansia dilaga, a rischio 70enni e adolescenti
La corsa dallo psicologo: boom di visite
L'allarme di Pezzullo, presidente degli psicologi veneti «Gli scienziati lascino da parte i personalismi, serve una voce unica»
«Ansia e impotenza, nella seconda ondata il rischio psicologico è ancora più elevato»
L'allarme di Pezzullo, presidente degli psicologi veneti
«Gli scienziati lascino da parte i personalismi, serve una voce unica»
«Ansia e impotenza, nella seconda ondata il rischio psicologico
è ancora più elevato»

È andata via di nuovo la luce. E dietro di sé ha lasciato un buio profondo, ancora più denso di quando, a fine febbraio, il Covid si è abbattuto sull'Italia come un uragano, oscurando tutto. E se, oggi, il propagarsi del contagio spinge a tornare a temere per la salute fisica delle persone, molta attenzione bisognerebbe riservare anche a quella mentale, perché, «nel secondo picco il disagio aumenta» garantisce Luca Pezzullo, psicologo dell'emergenza, nonché presidente regionale dell'ordine di categoria. Dottor Pezzullo, come sono cambiate le problematiche delle persone rispetto all'inizio dell'epidemia? «Con il lockdown di marzo abbiamo dovuto inizialmente fare i conti con l'ansia di persone messe di fronte a una situazione completamente nuova; con il passare del tempo, sono esplose le tematiche legate alle esigenze intrafamiliari, come esasperazione, aggressività, impossibilità di portare avanti le dipendenze e depressione per le prospettive economiche. Ora, invece, c'è confusione rispetto agli scenari futuri. Le persone consideravano il lockdown un'esperienza chiusa e ora si trovano a pensare che non è proprio così. Ecco perché, in tutte le esperienze emergenziali, il secondo picco dopo la conclusione della prima fase causa un disagio psicologico maggiore rispetto a quello sperimentato all'inizio». Non è paradossale? «Assolutamente sì, perché a questo punto sappiamo che possiamo farcela ad affrontare tempi duri, ci siamo già passati. Tuttavia, in realtà, l'idea di dover tornare a una situazione di chiusura destabilizza poiché dà l'impressione di non riuscire a venirne a capo e questo crea un'ansia anche maggiore di quella già sperimentata. Del resto questo, non è l'unico effetto paradossale: le emergenze sono degli amplificatori sociali e quindi chi stava già male, in primavera è stato molto peggio. Però ci sono state anche persone che hanno avuto esperienze migliorative, pensiamo alle famiglie o alle coppie che hanno avuto modo di ritrovarsi, o agli studenti che vivevano l'esperienza scolastica con difficoltà. Vedremo ora cosa succede». C'è un disagio comune e trasversale o il malessere è diverso a seconda dell'età? «Dipende dall'età. Nella prima fase è stata dedicata molta attenzione ai bambini, che hanno avuto le difficoltà più grandi e che subiranno effetti a lungo termine se questa situazione si protrarrà ancora a lungo. Anche gli anziani sono stati protetti e isolati, mentre quella che ha ricevuto poca attenzione è la fascia intermedia. Penso alle donne che sono state gravate del carico emotivo maggiore di tutti, che avevano i figli a casa, gli anziani a carico e dovevano fare i conti con lo smart working.

Insomma, a fronte di molteplici responsabilità, nessuno riconosce loro la fatica emotiva. Il problema è, però, che se cede l'adulto, crolla l'intera rete familiare, per cui non è possibile dimenticarsene». Molti anziani hanno affrontato in maniera stoica il primo lockdown, ma ora sembrano aver mollato...«Nell'emergenza l'anziano porta la sua biografia, che per lo più è un confronto costante con le difficoltà e anche quando sembra che tutto sia perso, che non ci sia più speranza, ci mostra che c'è sempre un modo per costruire il futuro. Tuttavia questa seconda ondata colpisce di più proprio le persone di una certa età, perché tende a invalidare il loro senso di autoefficacia, subentra il pensiero che qualunque cosa facciano non ci sia un modo per gestire la situazione e uscirne. Del resto, la loro situazione non preoccupa solo nella fase acuta, ma anche e soprattutto per gli effetti a lungo termine: i tassi di mortalità, ma anche di morbilità, come demenza e deterioramento cognitivo, sono molto più elevati dopo un'emergenza. Pensiamo ai terremoti, da L'Aquila ad Amatrice: gli effetti si sono visti nel medio e lungo termine, sono le morti invisibili che si manifestano dopo mesi o un anno». Come si riesce a sopravvivere emotivamente a un altro inverno in queste condizioni? «Mantenendo un equilibrio realistico: le istituzioni devono avere il coraggio di intervenire con le misure necessarie, ma dev'essere altrettanto chiaro che non si può continuare con un decreto ogni 48 ore, perché questo non fa altro che accrescere il senso di impotenza e di ansia delle persone. Diversamente, le misure rigorose aumentano la collaborazione della popolazione». Converrà però che anche gli scienziati hanno avuto un ruolo in questa sorta di isteria collettiva. «Decisamente. Non a caso ho appena partecipato su Zoom a un incontro del Patto trasversale per la scienza in cui abbiamo sollecitato la comunità scientifica a dare un messaggio univoco e chiaro, sfumando le posizioni personalistiche che producono visioni frammentate e deleterie per l'adattamento della popolazione ai comportamenti richiesti. Non dimentichiamo che, sostanzialmente, nella prima fase c'era una voce univoca e forte che assicurava una fiducia nell'istituzione, mentre ora c'è una perdita collettiva di credibilità sia nei confronti degli scienziati che delle istituzioni. Questo favorisce l'ansia che a sua volta si trasforma in aggressività. Ecco perché la scienza non deve accontentare la propria pancia ma è chiamata a fornire una comunicazione chiara, responsabile e univoca, altrimenti viene a mancare la fiducia». Cosa pensa dell'atteggiamento dei giovani? «Che sono giovani e pertanto hanno un atteggiamento un po' autonomo rispetto alle istanze. Andrebbero responsabilizzati e non colpevolizzati, messi nel ruolo esplicito di protettori della comunità. Del resto i comportamenti persecutori e paranoidi sono comuni nelle situazioni di rischio collettivo perché danno l'illusione di poter controllare una situazione che sotto controllo non è». Come si inverte la rotta? «Il vero cambiamento avviene solo quando si smette di cercare un colpevole e si comincia ad assumersi le proprie responsabilità. Sia chiaro: se non ce le assumiamo tutti insieme da questa situazione non se ne esce. Le istituzioni devono essere rassicuranti ma esplicite e le persone devono imparare il rispetto per gli altri. Nella falange spartana lo scudo non veniva tenuto di fronte, ma sul fianco per salvare non la propria vita, ma quella del vicino. Ecco il messaggio che deve passare: uso il mio scudo per proteggere chi mi sta vicino».
L'intervista di Simonetta Zanetti.
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Depressione da lockdown, il comune di Treviso mette in campo cinque psicologi.
Il ruolo di supervisore scientifico dell'Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto
Il ruolo di supervisore scientifico dell'Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto

Settembre

Treviso. Depressione tendenze suicide. Arriva lo psicologo di quartiere
La paura del Covid e lo stress da lockdown hanno moltiplicato le richieste di aiuto
Depressione, suicidi e crisi economica: a Treviso arriva lo "psicologo di quartiere"


Una nuova misura a sostegno dei cittadini trevigiani. Prenderà il via il 1° ottobre “Treviso è con te - Lo Psicologo nei quartieri”, promosso dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Treviso con la supervisione scientifica dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto, dell’Azienda Ulss n.2 “Marca Trevigiana”, nonché della collaborazione operativa del Consultorio del “Centro della Famiglia” di Treviso e del partenariato di rete del Consultorio UCIPEM Treviso e del Servizio inOltre della Regione del Veneto. Si tratta di un progetto pilota, fra i primi a livello nazionale, che intende offrire una risposta concreta alle numerose richieste di accesso al Servizio Sociale e di aiuto, sintomatiche di un generale incremento delle situazioni di disagio sociale, economico e anche psicologico legate soprattutto al blocco delle attività e, in molti casi, alla sospensione o perdita del posto di lavoro.

L’impatto dell’emergenza Covid-19 sulla salute mentale è stato confermato recentemente in occasione di un convegno organizzato dall’Università Sapienza di Roma. Oltre ad essere aumentati i disturbi, da marzo a oggi in Italia si sono registrati 71 suicidi e 46 tentativi di togliersi la vita, dato in deciso aumento rispetto all'anno scorso (44 suicidi e 42 tentati suicidi) che, secondo gli esperti, va correlato alla pandemia. Oltre alle conseguenze della crisi finanziaria, hanno pesato – e pesano ancora - l'isolamento sociale, ben diverso dal distanziamento fisico necessario, lo stigma verso chi ha superato la malattia, il peggioramento di un disagio psichico già presente ma esasperato dalla pandemia.

In particolare, il Servizio inOltre della Regione del Veneto riporta di aver registrato per la sola provincia di Treviso 356 colloqui (nel periodo fra il 13 marzo e il 15 giugno). Di questi, più di 200 colloqui erano legati alla gestione dello stress e della preoccupazione da emergenza sanitaria. Telefono Amico Italia segnala il raddoppio degli accessi al servizio nei tre mesi di emergenza sanitaria con più di 25mila telefonate al numero unico nazionale. «Nei mesi del lockdown e nel periodo successivo si è verificato un significativo aumento delle richieste di aiuto» afferma l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Treviso Gloria Tessarolo. «Questa tendenza viene segnalata, oltre che dal Servizio sociale comunale, anche dai dati sugli “accessi” forniti da specifici servizi come “inOltre” della Regione Veneto e Telefono Amico. È sorta dunque la volontà di promuovere un progetto finalizzato a dare ai cittadini residenti la possibilità di un accesso a consulenze psicologiche gratuite e di prossimità, primo passo verso un eventuale invio alle diverse realtà e servizi specialistici presenti sul territorio».

L’obiettivo di “Treviso è con te” è quello di raccogliere e decodificare mediante un colloquio le richieste e le difficoltà emotive e relazionali delle persone, dando poi loro una risposta specifica di contenimento e/o rielaborazione di tali bisogni e orientandole, laddove necessario, ai servizi presenti nel Comune di Treviso. Verranno attivati cinque “punti di ascolto” nelle diverse aree della città (Centro Storico, Nord, Sud, Est, Ovest) individuati dal Comune e dal Consultorio “Centro della Famiglia”, al fine di rispondere con più specificità territoriale e comodità per l’utenza alle domande provenienti dai cittadini residenti nei quartieri.

Sarà a disposizione dell’utenza un team di psicologi individuati, coordinati e supervisionati dal Consultorio del “Centro della Famiglia”. Inoltre, sarà attivo il numero verde 800-938844 al quale rivolgersi per richiedere informazioni e soprattutto per prendere appuntamento al fine di accedere al servizio. I colloqui avverranno in presenza, da 1 a 3, nel rispetto specifico delle norme igienico-sanitarie vigenti nel periodo di emergenza, della legge sulla privacy e del codice deontologico degli psicologi. «Ancora una volta l’Amministrazione agisce a sostegno delle famiglie e delle persone che hanno bisogno di comunicare un problema o una fragilità - afferma il sindaco di Treviso Mario Conte - Grazie alla collaborazione fra enti e istituzioni è stato possibile mettere a punto un sistema in grado di agire a fianco del cittadino e che vede grandi professionisti al servizio di chi ha bisogno. Questo progetto può diventare un modello virtuoso, replicabile anche in altre realtà determinando così un nuovo modo di fare rete nel territorio».

Così il direttore generale dell'Ulss 2 Francesco Benazzi: «Abbiamo accolto con grande favore l'iniziativa del Comune di Treviso che va nella direzione di rendere i servizi alla persona sempre più vicini alle situazioni di fragilità. Il progetto rientra a pieno titolo nella logica di una collaborazione tra tutti i soggetti che operano sul territorio, secondo i principi del "welfare di comunità». «Il Centro della Famiglia è a fianco del Comune in questa importante iniziativa del Comune a sostegno delle famiglie del territorio - sottolinea il direttore del Centro della Famiglia Adriano Bordignon - Essere vicini e raccogliere i bisogni e le preoccupazioni al momento in cui nascono è un’azione strategica di prevenzione e un segno di presenza delle istituzioni. La strada è quella giusta: le famiglie vanno sostenute affinché possano dare il meglio per il bene comune».

«Il progetto pilota dello "Psicologo di Quartiere", promosso in maniera pionieristica dal Comune di Treviso sul territorio Veneto - spiega Luca Pezzullo, Presidente dell'Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto - rappresenta una modalità innovativa e di grande potenziale per "cogliere e accogliere", in modo diretto e di prima battuta, i multiformi bisogni sociali e psicologici dei cittadini tramite un canale di accesso semplificato e prossimale, che ha anche il vantaggio di mettere in rete le Istituzioni preposte al "caring" sociale e sanitario. Le complessità del periodo Covid hanno fatto emergere o aumentato difficoltà personali, di relazione e di adattamento in molti contesti, diffuse nel tessuto sociale: la Psicologia di Quartiere è un tipo di iniziativa che ci aiuta a costruire una solida "antenna di senso" su queste difficoltà trasversali, fornendo un primo livello di analisi e di risposta particolarmente "vicina al cittadino". Come Ordine, siamo particolarmente felici di sostenere iniziative sinergiche e collaborative che portino così attivamente la Psicologia nel territorio, costruendo Salute Psicologica assieme ad altri Enti così attenti al benessere sociale e individuale della Comunità».
Stress e disagi da coronavirus: a Treviso psicologi a servizio dei cittadini
Dal 1° ottobre attivo il servizio innovativo "Treviso è con te - Lo Psicologo nei quartieri”
TREVISO - L’impatto dell’emergenza covid-19 e il periodo del lockdown ha avuto riscontri negativi anche sulla popolazione trevigiana. Oltre alle conseguenze della crisi finanziaria, hanno pesato, e pesano ancora, l'isolamento sociale, lo stigma verso chi ha superato la malattia, le difficoltà economiche e il peggioramento di un disagio psichico già presente ma esasperato dalla pandemia.

Il Servizio inOltre della Regione del Veneto, nato nel 2013, ha raccolto dal 13 marzo al 15 giugno, ben 4mila richieste di aiuto, di cui 276 colloqui solo in provincia di Treviso. Di questi, 209 colloqui erano legati alla gestione dello stress e della preoccupazione da emergenza sanitaria. Telefono Amico Italia segnala il raddoppio degli accessi al servizio nei tre mesi di emergenza sanitaria con più di 25.000 telefonate. Per questo il comune di Treviso ha lasciato una iniziativa, tra le prime nel suo genere, per dare un servizio di sostegno ai cittadini trevigiani.

Il primo ottobre prende il via “Treviso è con te - Lo Psicologo nei quartieri”, un progetto pilota che intende offrire una risposta concreta alle numerose richieste di accesso al servizio sociale e di aiuto, sintomatiche di un generale incremento delle situazioni di disagio sociale, economico e anche psicologico.

Il servizio promosso dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Treviso con la supervisione scientifica dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto, dell’Ulss 2 e del Consultorio del Centro della Famiglia di Treviso e del Servizio inOltre della Regione del Veneto, cercherà di raccogliere e decodificare mediante un colloquio le richieste e le difficoltà emotive e relazionali delle persone, dando poi loro una risposta specifica di contenimento e rielaborazione di tali bisogni e orientandole, laddove necessario, ai servizi presenti nel comune di Treviso.

Verranno attivati 5 “punti di ascolto” ad accesso gratuito nelle diverse aree della città: la Circoscrizione C Nord di via del Galletto, la sede di Spazio Donna in via Alzaia 121, la biblioteca di Sant’Antonino, villa Letizia Casetta del Custode e la sede del consultorio Centro della Famiglia in via San Nicolò 60. Qui a disposizione dell’utenza un team di 5 psicologi individuati, coordinati e supervisionati dal Consultorio del “Centro della Famiglia”.

Inoltre, sarà attivo il numero verde 800-938844, il lunedì e il mercoledì dalle 9 alle 12, al quale rivolgersi per richiedere informazioni e prendere appuntamento al fine di accedere al servizio.

“Il progetto pilota dello "Psicologo di Quartiere", promosso in maniera pionieristica dal Comune di Treviso sul territorio Veneto”, spiega Luca Pezzullo, presidente dell'Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto, “rappresenta una modalità innovativa e di grande potenziale per "cogliere e accogliere", in modo diretto e di prima battuta, i multiformi bisogni sociali e psicologici dei cittadini tramite un canale di accesso semplificato e prossimale, che ha anche il vantaggio di mettere in rete le istituzioni”.


TREVISO - L’impatto dell’emergenza covid-19 e il periodo del lockdown ha avuto riscontri negativi anche sulla popolazione trevigiana. Oltre alle conseguenze della crisi finanziaria, hanno pesato, e pesano ancora, l'isolamento sociale, lo stigma verso chi ha superato la malattia, le difficoltà economiche e il peggioramento di un disagio psichico già presente ma esasperato dalla pandemia.

Il Servizio inOltre della Regione del Veneto, nato nel 2013, ha raccolto dal 13 marzo al 15 giugno, ben 4mila richieste di aiuto, di cui 276 colloqui solo in provincia di Treviso. Di questi, 209 colloqui erano legati alla gestione dello stress e della preoccupazione da emergenza sanitaria. Telefono Amico Italia segnala il raddoppio degli accessi al servizio nei tre mesi di emergenza sanitaria con più di 25.000 telefonate. Per questo il comune di Treviso ha lasciato una iniziativa, tra le prime nel suo genere, per dare un servizio di sostegno ai cittadini trevigiani.

Il primo ottobre prende il via “Treviso è con te - Lo Psicologo nei quartieri”, un progetto pilota che intende offrire una risposta concreta alle numerose richieste di accesso al servizio sociale e di aiuto, sintomatiche di un generale incremento delle situazioni di disagio sociale, economico e anche psicologico.

Il servizio promosso dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Treviso con la supervisione scientifica dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto, dell’Ulss 2 e del Consultorio del Centro della Famiglia di Treviso e del Servizio inOltre della Regione del Veneto, cercherà di raccogliere e decodificare mediante un colloquio le richieste e le difficoltà emotive e relazionali delle persone, dando poi loro una risposta specifica di contenimento e rielaborazione di tali bisogni e orientandole, laddove necessario, ai servizi presenti nel comune di Treviso.

Verranno attivati 5 “punti di ascolto” ad accesso gratuito nelle diverse aree della città: la Circoscrizione C Nord di via del Galletto, la sede di Spazio Donna in via Alzaia 121, la biblioteca di Sant’Antonino, villa Letizia Casetta del Custode e la sede del consultorio Centro della Famiglia in via San Nicolò 60. Qui a disposizione dell’utenza un team di 5 psicologi individuati, coordinati e supervisionati dal Consultorio del “Centro della Famiglia”.

Inoltre, sarà attivo il numero verde 800-938844, il lunedì e il mercoledì dalle 9 alle 12, al quale rivolgersi per richiedere informazioni e prendere appuntamento al fine di accedere al servizio.

“Il progetto pilota dello "Psicologo di Quartiere", promosso in maniera pionieristica dal Comune di Treviso sul territorio Veneto”, spiega Luca Pezzullo, presidente dell'Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto, “rappresenta una modalità innovativa e di grande potenziale per "cogliere e accogliere", in modo diretto e di prima battuta, i multiformi bisogni sociali e psicologici dei cittadini tramite un canale di accesso semplificato e prossimale, che ha anche il vantaggio di mettere in rete le istituzioni”.


TREVISO - L’impatto dell’emergenza covid-19 e il periodo del lockdown ha avuto riscontri negativi anche sulla popolazione trevigiana. Oltre alle conseguenze della crisi finanziaria, hanno pesato, e pesano ancora, l'isolamento sociale, lo stigma verso chi ha superato la malattia, le difficoltà economiche e il peggioramento di un disagio psichico già presente ma esasperato dalla pandemia.
Il Servizio inOltre della Regione del Veneto, nato nel 2013, ha raccolto dal 13 marzo al 15 giugno, ben 4mila richieste di aiuto, di cui 276 colloqui solo in provincia di Treviso. Di questi, 209 colloqui erano legati alla gestione dello stress e della preoccupazione da emergenza sanitaria. Telefono Amico Italia segnala il raddoppio degli accessi al servizio nei tre mesi di emergenza sanitaria con più di 25.000 telefonate. Per questo il comune di Treviso ha lasciato una iniziativa, tra le prime nel suo genere, per dare un servizio di sostegno ai cittadini trevigiani.

Il primo ottobre prende il via “Treviso è con te - Lo Psicologo nei quartieri”, un progetto pilota che intende offrire una risposta concreta alle numerose richieste di accesso al servizio sociale e di aiuto, sintomatiche di un generale incremento delle situazioni di disagio sociale, economico e anche psicologico.

Il servizio promosso dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Treviso con la supervisione scientifica dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto, dell’Ulss 2 e del Consultorio del Centro della Famiglia di Treviso e del Servizio inOltre della Regione del Veneto, cercherà di raccogliere e decodificare mediante un colloquio le richieste e le difficoltà emotive e relazionali delle persone, dando poi loro una risposta specifica di contenimento e rielaborazione di tali bisogni e orientandole, laddove necessario, ai servizi presenti nel comune di Treviso.