Rassegna Stampa

«Anziani rallegrati dal bel tempo, giovani invece in ansia per il clima»

Pezzullo: «La preoccupazione è diffusa, incontriamo coppie che decidono per questo di non fare figli»

Gruppo Gedi

Non c’è niente da fare, le belle giornate conducono dietro sé una scia di ottimismo e allegria che difficilmente accompagna mattinate uggiose e pomeriggi con il cielo coperto.

«L’impatto delle giornate di sole sull’umore è materia studiata e certificata» conferma Luca Pezzullo, presidente veneto degli psicologi, «A maggior ragione in questi tempi, caratterizzati dal rincaro delle bollette».Niente di nuovo, dunque. Un’allegria collettiva che segue questo “pazzo” inverno, dalle temperature ben sopra la media. Anche se in realtà la questione è un po’ più complessa, e qui subentra la novità: al buon umore limitato alle singole giornate fa da contrappunto la sfiducia generalizzata nel futuro, il timore guardando il domani. Uno scoramento che ha un responsabile ben preciso: il cambiamento climatico.

«Da parte delle nuove generazioni, è una paura molto presente. I giovani sono preoccupati dalla crisi climatica, è un fenomeno che registriamo anche noi psicologi. Si chiedono quali prospettive abbiano tra venti, trenta, quarant’anni. Quale sarà la nostra vita, come adattarsi al nuovo mondo. E “se” sarà possibile adattarsi al nuovo mondo» prosegue lo psicologo, «Una proiezione generale al futuro che subisce gli effetti di un’ansia esistenziale sulle prospettive a lungo termine. È la preoccupazione data dall’assenza di un futuro».Una preoccupazione che può portare anche a decisioni estreme.

«Ci sono persino coppie che decidono di non avere figli, perché ritengono che generarli non sarebbe un comportamento sostenibile per il pianeta. Oltre che per il timore di consegnare ai loro figli un mondo ammalato».Del resto, esiste persino un termine per indicare il giorno in cui gli abitanti della Terra esauriscono le risorse teoricamente a loro disposizione per quel determinato anno: è l’Earth overshoot day. Nel 2022, è stato il 28 luglio. Una giornata che, di anno in anno, arretra sempre di più. A volte non ce ne si rende conto, non è una colpa. E così, nonostante il sussulto e lo sprone delle giovani generazioni, c’è chi continua a “fare il tifo” per le belle giornate.

«Del resto, nei Paesi nordici, l’elevata incidenza di alcolismo, suicidi e atti di violenza è legata anche a lunghezza delle giornate e ritmi circadiani» prosegue lo psicologo, «Per questo, riportando la questione alle nostre latitudini, di fronte alle giornate di sole, le persone tendono a essere più allegre. L’esposizione diretta al sole ha effetti diretti da un punto di vista fisiologico ed emotivo. Sicuramente a tutti avrà fatto piacere trascorrere il Natale e il Capodanno con queste temperature». Ma pure con il sole e la luce è bene non esagerare. «Le temperature troppo elevate sono legate a un aumento di aggressività e atti di violenza. È stato studiato che, oltre i 35 gradi, a ogni aumento di un grado cresce dell’1-2% il tasso di aggressività di chi vive in quell’ambiente rovente. Anche senza parlare di gesti estremi, quando le temperature sono più elevate, siamo in genere più irritabili. Aspetti che dovremo tenere in considerazione, in questa fase di cambiamento climatico importante. Con l’estremizzazione del clima, dobbiamo mettere in conto anche delle mutazioni degli aspetti comportamentali».