Rassegna Stampa

«Così la violenza si insinua
nelle dinamiche familiari»

“Fate le brave”, prossimo appuntamento il 3 novembre

Un centinaio di persone hanno seguito in presenza all’Ex Fornace Carotta di Padova e in collegamento streaming il primo degli otto incontri del progetto “Fate le brave”: “Come prevenire la violenza di genere, Educazione e Autonomia Finanziaria” organizzato dall’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto e da Il Cantiere delle Donne. Insieme per dare un contributo, strumenti e opportunità. E in sala c’erano anche maschi, un segno che il tema coinvolge anche l’altra metà del cielo. Presenti all’incontro, la consigliera del Comune di Padova Etta Andreella e il presidente dell’Ordine delle psicologhe e psicologi del Veneto Luca Pezzullo.Il primo appuntamento “La violenza sulle donne: chi, come e perché?” ha tracciato una base, la panoramica della violenza e le sue origini ed espressioni: le parole usate nei media, l’indagine storica della violenza e le ragioni che hanno portato alla millenaria subordinazione delle donne, la spirale violenta in cui una donna può finire senza rendersene conto e gli stereotipi di genere che la generano e la alimentano e come arrivare alla consapevolezza finanziaria e a scelte che ci tutelano.

«Considero questo primo incontro un’apertura di successo del nostro ciclo di conferenze» commenta Federica Sandi, Segretario e Consigliera dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto, «ho affrontato il tema degli stereotipi, uno su tutti: “Non capisco come mai una donna così intelligente abbia potuto accettare una cosa del genere”. Il problema è a monte: questo genere di violenze si insinua nelle dinamiche disfunzionali di una famiglia o di una coppia un po’ alla volta. I segnali ci sono, ma non sempre sono identificati e messi a fuoco nella loro gravità, proprio perché ci si sente prigioniere di stereotipi: impedire alla donna di trovare un lavoro sabotando i tentativi di ricerca; negarle i soldi per spese familiari o piccole spese; annotare tutte le spese della partner per controllarne l’attività; sottrarre soldi alla partner o e prendere decisioni finanziare importanti senza consultare la partner o senza il suo accordo. E avanti così sino alle conseguenze più estreme, come accumulare debiti e rate in arretrato; privare delle informazioni relative al conto corrente e alla situazione patrimoniale e reddituale della famiglia e nel caso di separazione, rifiutarsi di pagare l’assegno di mantenimento».

«È fondamentale far emergere il fenomeno della violenza in tutte le sfaccettature ed espressioni» aggiunge l’avvocata Francesca Gislon.

Il prossimo appuntamento è in calendario il 3 novembre e tratterà il tema “Come l’educazione finanziaria porta alla libertà”. —

Il Mattino di Padova