Rassegna Stampa

«Donne costrette a fideiussioni
per aiutare i loro compagni»

Nella foto, da sinistra, Federica Sandi – Segretario e Consigliera dell’Ordine degli Psicologi del Veneto

Se le donne parlano di denaro, non fanno “peccato”, non è una vergogna e al contrario, l’economia finanziaria, è il primo passo per potersi emancipare e combattere il patriarcato. Eppure, riferisce la presidentessa dell’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili, dallo sportello che assiste chi ha una sovraesposizione debitoria, i dati ci restituiscono una fotografia che rimarca il problema: donne “costrette”, non con la forza, magari su pressione emotiva, a contribuire con tutto quello che hanno alla sopravvivenza dell’attività del compagno e del marito: «Delle persone che si rivolgono allo sportello – riferisce Marchetto – solo il 47% sono donne, il 35% ha età tra 35 e 50 anni e il 60% è over 50; raramente gli utenti sono sotto i 35 anni (appena un 2%). Il 30% ha appena cessato un’attività e il 70% sono privati. Troppo spesso quando le donne i rivolgono a noi lo fanno perché si sono esposte per dare garanzie a favore di altri soggetti, spesso i mariti». Dunque bisogna correre ai ripari con una sana educazione finanziaria. Ci ha pensato “Il cantiere delle donne”, in collaborazione con l’Ordine degli psicologi, presentando il progetto “Fate le brave”: dal 6 ottobre, otto appuntamenti gratuiti fino a maggio 2023, tenuti da donne (19) e dedicati alle donne con l’eccezione di un relatore uomo. L’orario è quello dell’aperitivo, dalle 18.30 alle 20.15, alla Fornace Carotta di via Siracusa. Ogni incontro tratterà un tema specifico: “Violenza sulle donne: chi, come e perché? Come l’educazione finanziaria porta alla libertà”; “Come imparare a risparmiare e a proteggersi”; “Come avviare una propria attività”; “Come proteggere il patrimonio dalle aggressioni di terzi”; “Il sovraindebitamento”; “Il passaggio generazionale”; “Come tutelare il proprio domani, la previdenza integrativa”. Il nome del progetto, gioca sul passaggio da italiano a inglese, lingua in cui “brave” significa coraggiose. Si parte dal neologismo «Fingap», che si riferisce alla pratica, tanto radicata nel tempo quanto ingiusta, della differenza di paga e, in generale, di trattamento economico, fra donne e uomini. Stesso lavoro, stessa posizione, paghe diverse: «Rete, volontariato, professionalità, donne e la volontà ferma di andare a togliere il velo alla violenza economica – spiega Micaela Faggiani, presidentessa de Il Cantiere – Il progetto è costruito dal basso, per parlare in particolare a tante altre donne, che magari con la finanza e i soldi non vorrebbero avere a che fare o non è loro permesso. Fate le brave è tutto questo, a partire dal titolo. E, come presidentessa dell’associazione che rappresento, ne sono molto orgogliosa, in quanto rappresenta a pieno lo spirito e l’anima del “Cantiere delle donne”, che dalla pandemia continua a tessere relazioni e a lavorare per l’empowerment femminile con la sua rivoluzione gentile». Tutte le info su www.cantieredelledonne.it/fatelebrave.