Rassegna Stampa

Psicologia oncologica: nasce un team specializzato nel supporto dei pazienti

Un nuovo gruppo di lavoro composto da una decina di psicologi/ghe è stato costituito all’interno dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto. Obiettivo: il riconoscimento del ruolo dello psicologo esperto in ambito oncologico nei Pdta.

VENEZIA – Psicologia oncologica. Un nuovo gruppo di lavoro composto da una decina di psicologi/ghe è stato costituito all’interno dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto. Un team specializzato che ha come principale obiettivo il riconoscimento del ruolo dello psicologo esperto in ambito oncologico per patologia all’interno Pdta (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali)-al fine di promuovere l’integrazione professionale e la continuità delle cure.

Nello specifico, l’Ordine si propone di realizzare un documento che possa essere inserito nella programmazione sanitaria regionale in linea con la normativa (“Revisione delle Linee Guida organizzative e per le raccomandazioni per la Rete Oncologica che integra l’attività ospedaliera per acuti e post acuti con l’attività territoriale”, Conferenza Stato Regioni, n. 59/CSR del 17/04/2019), con l’obiettivo di definire le azioni necessarie e garantire una omogenea assistenza psicologica nei diversi ambiti di cura (reparti, ambulatori, day hospital, gruppi multidisciplinari), nel percorso della malattia con una copertura regionale, coinvolgendo quindi tutte le province.

“Lo psicologo esperto in ambito oncologico è un valore aggiunto nel percorso di cura del paziente – spiega Samantha Serpentini – Psicologa, psicoterapeuta, coordinatrice del gruppo di lavoro Ordine degli Psicologi del Veneto e referente team psicologico Breast Unit – IOV-. Il nostro supporto ha l’obiettivo di favorire l’adattamento alla malattia e quindi promuovere delle strategie di coping o fronteggiamento di carattere psicologico, filosofico, esistenziale coinvolgendo non solo la persona malata, ma anche i familiari e l’équipe curante attraverso colloqui di accoglienza e di sostegno psicologico/counseling, consulenze ai reparti, psicoterapia individuale e di gruppo e interventi psicoeducazionali.

Sarebbe molto importante che lo psicologo esperto e con formazione specifica oncologica entrasse a far parte del team multidisciplinare accanto ai medici specialisti (oncologo, chirurgo, radioterapista oncologo). Molti studi sperimentali dimostrano che con un approccio di questo tipo si ottengono più risultati sia in termini di sopravvivenza che di guarigione. È inoltre fondamentale che lo psicologo conosca la patologia di cui soffre il paziente; per sedersi al tavolo multidisciplinare per esempio di una Breast Unit è necessario conoscere il tumore della mammella per avere maggiori possibilità di adattare il programma di supporto.”

Il tumore colpisce tutte le dimensioni della vita della persona, fisica, psicologica, sociale e spirituale; ciò riguarda tutte le fasi della malattia, dalla diagnosi, alla fase terapeutica, a quella del follow-up e maggiormente alla fase avanzata e terminale.

“La figura dello psicologo nei centri oncologici si propone e non si impone – ci spiega ancora Serpentini – lo psicologo cerca di rispondere dove c’è una precisa richiesta. Il nostro supporto nelle diverse fasi della malattia è una opportunità per il paziente di confrontarsi con una figura al di fuori della famiglia; talvolta si creano dei vissuti di colpa e di vergogna e con esperti professionisti ma “estranei” è più facile esprimere le proprie emozioni, piangere, arrabbiarsi o anche ridere e sorridere”.

La letteratura scientifica indica che circa 1/3 dei pazienti oncologici manifesta sintomi quali distress, ansia, depressione, disturbi di adattamento, disturbi post-traumatici, disturbi del sonno, etc. (Foster et al., 2009; Aaronson et al., 2014). Anche il Ministero della Salute ha riconosciuto che la patologia oncologica può avere profonde ripercussioni sulla sfera psicologica sia del paziente che dei suoi familiari e causare problematiche psicopatologiche che influenzano negativamente la qualità della vita, l’aderenza ai trattamenti medici, la relazione medico paziente e i tempi di degenza e di riabilitazione (Documento tecnico di indirizzo per ridurre il carico di malattia del cancro, 2011-2013; Regolamento per la “Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”, 2015).

“È normale che di fronte ad una diagnosi di tumore il paziente abbia un vissuto traumatico e post traumatico – conclude Serpentini -. La parola cancro terrorizza. Il nostro ruolo è fare in modo che quella persona possa fare i conti con la natura umana, il tumore fa parte della natura umana. Il nostro esserci è per aiutare a recuperare percorsi di vita cercando di superare aspetti emotivi che certamente potrebbero rappresentare un grosso blocco nella vita individuale e famigliare e sociale, lavorativa.”

Alla luce di quanto esposto, risulta cruciale nella moderna oncologia considerare il ruolo della psicologo esperto in oncologia all’interno dei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta) oncologici, sia nelle fasi acute di malattia, sia nella riabilitazione che nel follow-up, in accordo con le Linee Guida dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) e della Società Italiana di Psico-Oncologia (SIPO), al fine di rilevare le specifiche dimensioni psicosociali (screening del distress, rilevazione di unmet needs del paziente e della sua qualità di vita) e individuare le persone che necessitano di interventi mirati (pazienti e/o familiari).

Testata: Rovigo News