In questi giorni, molti colleghi ci stanno contattando con domande su come la situazione epidemica in corso possa impattare sulla loro attività professionale. Come professionisti della salute psicologica, in momenti di emergenza collettiva caratterizzata anche da ricadute psicologiche e forte ansia sociale dobbiamo svolgere il nostro ruolo con responsabilità e rigore.

Evidenziando che ci si deve sempre riferire rigorosamente alle più recenti Decretazioni, indicazioni ed Ordinanze delle Autorità di Sanità Pubblica, e che l’Ordine ha solo ruolo meramente informativo rispetto alle stesse, ecco alcuni suggerimenti tecnici e pratici orientativi per professionisti Psicologi, condivisi e sottoscritti anche dai Presidenti di diversi altri Ordini regionali, con lo scopo di dare interpretazione comune ad una serie di quesiti professionali che gli iscritti ci pongono.

Le informazioni del presente Vademecum, se condivise e ritenute utili, sono ovviamente sottoscrivibili e liberamente diffondibili anche da altri Enti o Ordini.

1. "Posso continuare a svolgere attività professionale?"

In generale, l'attività professionale psicologica ("comprovate esigenze lavorative e di salute"), da DPCM 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 - afferendo ai codici Ateco 86 (professioni sanitarie) - ha sempre potuto continuare a svolgersi; previo ovviamente il più rigoroso rispetto delle misure igienico-preventive del Ministero della Salute, già ripetutamente indicate, e che devono essere applicate con particolare attenzione da tutti i professionisti sanitari.

Il principio di fondo è quello di minimizzare le attività in presenza, per rinviarle o sostituirle ogni qual volta sia praticabile con altre modalità di interazione (videochiamate, consulenze telefoniche, smart working, etc.).

Un semplice criterio decisionale può essere questo:

A) La prestazione è erogabile tramite strumenti a distanza? Usali.

B) La prestazione non è erogabile a distanza, ed è clinicamente opportuno non differirla? Svolgila, ma solo con l’applicazione di rigorose norme igienico-preventive.

E’ fondamentale, in un periodo di difficoltà nazionali e ansie sociali diffuse, garantire al meglio le nostre funzioni ed il nostro ruolo professionale, clinico e sociale, a tutela del benessere psicologico della popolazione. L’impatto psicologico della pandemia in corso sta creando difficoltà significative a singoli, famiglie, organizzazioni, cui gli psicologi possono e devono dare risposta garantendo – con adeguate modalità attuative e attente misure di sicurezza – l’assistenza ai cittadini che ne necessitano, e ne necessiteranno anche nel medio-lungo termine.

Attività collettive o aperte al pubblico che possano creare "assembramenti" (seminari, convegni, incontri congressuali in sede pubblica, etc.) sono soggette a sospensione fino a data da definirsi: tali attività devono essere tassativamente rinviate.

2. “Posso vedere pazienti in studio privato? Con che precauzioni?"

Per quanto riguarda attività di consulenza in studio/ambulatorio, come detto si deve valutare con attenzione la loro effettiva non sostituibilità con forme di interazione a distanza.

Se si ritiene comunque clinicamente necessario il proseguire in presenza, è doveroso rispettare in modo estremamente rigoroso le precauzioni igieniche indicate dal Ministero della Salute (http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=228).

Professionista e paziente devono essere del tutto asintomatici e non presentare fattori epidemiologici di rischio (convivenza, frequentazione o contatti con soggetti positivi, sospetti o a rischio, etc.). Se vi sono sintomi anche leggeri (febbre, tosse, dispnea, mal di gola), o anche solo sospetti su potenziali fattori di rischio epidemiologico del professionista o del paziente, gli appuntamenti in presenza devono essere rinviati senza eccezioni.

Il DPCM 26 aprile 2020 prevede (art. 3, comma 1, lettera a): "il personale sanitario si attiene alle appropriate misure per la prevenzione della diffusione delle infezioni per via respiratoria previste dalla normativa vigente e dal Ministero della salute sulla base delle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanita' e i responsabili delle singole strutture provvedono ad applicare le indicazioni per la sanificazione e la disinfezione degli ambienti fornite dal Ministero della salute".

Devi rigorosamente applicare quindi in ogni caso, a tutela tua e dei tuoi clienti, le precauzioni raccomandate dall'Istituto Superiore di Sanità (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/):
- Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
- Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione: bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol con almeno il 70% di alcol.
- Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca, quindi evita di toccarli con le mani non lavate.
- Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci; usa fazzoletti monouso.

Anche se le indicazioni Ministeriali generali sono di tenere 1 metro di distanziamento, per criterio maggiormente prudenziale rispetto al rischio “droplets” durante la prolungata interazione in ambiente chiuso - secondo le definizioni ECDC e MinSalute, i contatti stretti sono quelli in ambiente chiuso per oltre 15 minuti a meno di 2 metri di distanza -  è opportuno tenere una distanza di almeno 2 metri durante i colloqui.

Valuta in generale la forte opportunità d'uso di mascherine chiurgiche per entrambi (considera gli eventuali impatti di setting, e sii pronto a discuterne con il paziente); lavorando in studio/ambiente chiuso ("luogo confinato aperto al pubblico") questo diventa obbligatorio, tranne poche eccezioni: il DPCM 26 aprile (art. 3, comma 2) prevede espressamente: "Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, e'  fatto obbligo sull'intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Non sono soggetti all'obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonche' i soggetti con forme di  disabilita'  non compatibili con l'uso continuativo della mascherina ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti."

Nota per il Veneto: l'Ordinanza Regionale 13/04/2020 già prevedeva (punto 1, comma N) che: "negli studi professionali (...) in ogni caso devono essere utilizzati da operatori delle strutture e terzi mascherine e guanti e/o ogni altro dispositivo idoneo a garantire copertura di naso e bocca e l'igiene delle mani quali i prodotti igienizzati; deve essere attuata la ricorrente ed efficace sanificazione dei locali". L'uso di mascherine obbligatorie in ambienti chiusi è ribadito dall'Ordinanza Regionale n.55 del 29 maggio 2020.

Evita il contatto fisico (ad es., strette di mano).
Tieni sempre a disposizione un dispenser di soluzione igienizzante idroalcolica da usare e far usare ai pazienti, anche prima dell'eventuale manipolazione di test, materiali diagnostici, giochi per bambini. Valuta come comunicare in modo sereno la richiesta di farne uso.

Ricordati inoltre di igienizzare regolarmente e accuratamente le superfici sanitarie, di lavoro e arredamento (tavoli, sedie, braccioli e poggiatesta di poltrone, maniglie interne ed esterne, campanelli, interruttori, tastiera/mouse, POS, etc.) e tutti gli oggetti ad uso condiviso (materiali testistici, cancelleria, etc.), ogni volta tra un paziente e l’altro; usa disinfettanti adeguati (a base di ipoclorito di sodio 0,1% per i pavimenti o 0,5% per piccole superfici; perossido di idrogeno allo 0,5%; alcol almeno al 70%). Puoi valutare l'uso di telini monouso per le poltrone, soprattutto se di difficile igienizzazione.

Arieggia molto bene e regolarmente tutti i locali. Gli impianti di condizionamento, di ricircolo dell'aria e i ventilatori invece sarebbe opportuno che fossero tenuti il più possibile spenti, per evitare forti correnti d'aria in movimento continuo che possono trasportare droplets tra le persone in un ambiente piccolo e chiuso; devono essere in ogni caso igienizzati con prodotti specifici.

In caso tu abbia una sala d'attesa, tieni maggiormente distanziate le sedie, ed elimina materiali di gioco/lettura lasciati a disposizione dei clienti.

E’ doveroso atto di responsabilità il distanziare gli appuntamenti, per evitare che i pazienti si incontrino, e far accedere solo una persona alla volta (un accompagnatore è possibile solo per minori o pazienti che necessitino di assistenza/accompagnamento continuo, e mantenendo comunque il social distancing). Usa il tempo tra un appuntamento e l'altro per le procedure di igienizzazione.

Regola di buon senso, lavorando a contatto con altri, è il verificare quotidianamente la propria temperatura e stato di salute. In caso anche solo di leggera febbre o altri sintomi come tosse e dispnea, o di tuoi contatti/convivenza con persone positive/sospette, SOSPENDI IMMEDIATAMENTE la tua attività, o passa a modalità online.

Rispettando le regole di cui sopra, non è obbligatorio far sanificare professionalmente gli studi (ad es., con ozono, che non viene consigliato nemmeno dal Ministero della Salute) nè farlo "certificare"; nè è obbligatorio (anche se è possibile) utilizzare schermi di plexiglass come separatori, così come non è neppure necessario obbligare il paziente a firmare "autodichiarazioni scritte di asintomaticità".

3. "In studio, vedo soggetti in età evolutiva. Devo prendere qualche precauzione particolare?"

E’ opportuno il rinviare gli appuntamenti in presenza con soggetti in età evolutiva che non presentino carattere di necessità, o svolgerli laddove possibile (pur nella consapevolezza della difficoltà relativa) a distanza.

I bambini sono spesso meno attenti alle norme igieniche generali; pertanto, nel caso li dovessi necessariamente vedere in studio per esigenze cliniche, presta particolare attenzione alla più che rigorosa igienizzazione di oggetti, libri, giochi, tappetini e superfici con cui sono entrati in contatto, tra ogni paziente e l’altro. Allo stesso modo, considera che solitamente le interazioni con i bambini sono più ravvicinate rispetto a quelle con gli adulti, con conseguente maggiore rischio di esposizione; se dunque, a norma del DPCM 26 aprile e dell'Ordinanza Regionale n.55 del 29 maggio non è obbligatorio utilizzare le mascherine chirurgiche da parte di minori di 6 anni o di soggetti con disabilità che non la tollerino, rimane comunque fortemente consigliabile farne uso ogni volta che sia possibile.

A livello puramente informativo, anche se il Coronavirus sembra essere clinicamente meno pericoloso in età pediatrica, i bambini possono comunque essere veicoli di contagio verso terzi.

4.  "Faccio terapie / lavori di gruppo o famigliari, devo interromperle?"

Per quanto riguarda le terapie di coppia / famigliari, si tenga presente che il social distancing non è obbligatorio tra famigliari e conviventi; pertanto è possibile che i membri della coppia / famiglia tengano tra loro posizione più ravvicinata rispetto ai 2 metri standard; ma il professionista deve comunque mantenere da loro la distanza relativa. Se lo studio permette di ospitare agevolmente le persone nel rispetto dei criteri igienico-preventivi precedentemente esposti, è possibile svolgere attività clinica con una famiglia; il professionista rimane comunque responsabile della rigorosa applicazione dei criteri suindicati, evitando forme di assembramento in locali chiusi.

Attività psicologiche di gruppo, supervisioni collettive e formazioni di gruppo possono essere in potenziale contrasto, per le loro modalità attuative, con le regole di social distancing. Possono essere sempre sostituite, pro tempore, da forme di supervisione/intervisione o incontro di gruppo in modalità telematica, laddove possibile.

Sono invece valutabili laddove sia chiaramente possibile garantire, sotto responsabilità del professionista, il costante distanziamento sociale (minimo 1 metro, fortemente consigliato 2 metri) tra tutti i partecipanti, con uso costante e corretto di mascherine e di rigorose pratiche igieniche (gel idroalcolico all'ingresso, evitamento di contatto fisico, etc.). Il professionista deve tenere traccia certa di tutti i partecipanti, perchè in caso di successive positività di un singolo partecipante sarà necessario informarne tutti gli altri presenti. Il professionista avrà inoltre cura di chiedere informazioni sull'asintomaticità e apireticità di ogni partecipante prima del loro ingresso nella sede delle attività, invitando a comunicare tempestivamente eventuali positività nelle due settimane successive.

Vista l'elevata quantità di droplets che possono essere prodotti e diffondersi in una piccola stanza con vocalizzazioni continue da più persone per periodi prolungati, è importante l'uso costante e corretto delle mascherine da parte di tutti, e un'aerazione e igienizzazione estremamente accurata degli ambienti ed oggetti (sedie, etc.).

5. “Lavoro con pazienti/contesti a rischio, devo interrompere?”

Un forte criterio prudenziale, per sé e per altri, deve essere sempre alla base della decisione.

- Nelle attività a contatto con anziani o pazienti fragili (pluripatologie, etc.) si deve valutare il maggiore rischio che corrono (il rischio di mortalità è molto più elevato in queste categorie di pazienti). Sono effettuabili in caso di necessità, e possibilmente previo confronto con il medico curante; il professionista dovrà adottare le più rigorose regole igieniche-preventive (confronto con il medico curante, social distancing, igienizzazione rigorosa, mascherine/guanti e relativa attenzione agli aspetti comunicativi).

- L’attività in ambito RSA o sanitario deve seguire rigorosamente anche le indicazioni e raccomandazioni aggiuntive del responsabile sanitario della struttura. Si ricorda che le RSA sono frequenti focolai, e la grande fragilità degli ospiti delle stesse li pone ad elevato rischio. L'evitamento/rinvio delle prestazioni non necessarie, e il rispetto estremamente rigoroso delle procedure di sicurezza igienica è fondamentale. L'Ordinanza n.55 del 29 maggio 2020 della Regione Veneto ha riaperto gli accessi per visita nelle RSA.

- Attività che richiedano contatto fisico ravvicinato con uno o più pazienti (psicocorporee, psicodramma, etc.) sono a maggior rischio, e vanno pertanto rinviate o sostituite con altre metodologie che garantiscano rigorosamente il social distancing previsto in norma.

- Attività domiciliari (ad es., interventi ABA, interventi di riabilitazione con pazienti gravi ed impossibilitati a muoversi, ecc.) sono da rinviare o sostituire, ogni qual volta sia possibile, con interventi a distanza (anche per il possibile stato di fragilità o rischio dei pazienti cui spesso tali interventi si rivolgono). Sarà utile fornire a parenti/caregivers una serie di indicazioni pratiche cui attenersi in questo periodo, e organizzare eventuali consulenze a distanza per la gestione di difficoltà o problematiche specifiche (ad es., bambini con gravi disturbi del comportamento). Laddove dovesse palesarsi una necessità clinica, previo confronto con il medico curante (per pazienti con patologie) e previa attenta verifica dell'assenza di fattori di rischio (nessun soggetto sintomatico, sospetto o a rischio nel domicilio) sarà cura e responsabilità del professionista implementare le più rigorose condizioni igienico-preventive nello svolgimento dell'attività, e in seguito alla stessa (mascherine/guanti, igienizzazione, distanze...).

6. "Se un paziente annulla l'incontro con scarso preavviso, posso chiedere di essere pagato lo stesso?"

Ci si rifà come sempre agli accordi pregressi sui recuperi sedute.
Si ricorda che normalmente non è possibile richiedere il pagamento di una prestazione non avvenuta; ed eventuali annullamenti anche di appuntamenti online, in questi giorni complessi, possono essere più frequenti del solito - è magari frustrante per il professionista, ma comprensibile in questo periodo straordinario.

7. "Se mi ammalo io, potrei essere chiamato a riferire i nomi dei miei pazienti in caso di indagine epidemiologica?"

Questione chiaramente delicata; ma la tutela di Salute Pubblica in situazione di emergenza sanitaria è prevalente rispetto alla Privacy individuale.
In caso tu risultassi positivo al Coronavirus, e dovessi essere quindi coinvolto in procedure di indagine epidemiologica, dovrai fornire i nominativi delle persone con cui sei venuto in contatto (non è necessario - ed è ovviamente da evitare perchè sottoposto a Segreto Professionale - lo specificare il motivo clinico; semplicemente, indicherai che hai avuto contatti ravvicinati per motivi di lavoro con una data persona).
Avvisa comunque i tuoi pazienti di questa eventuale possibilità, chiarendo preventivamente la questione e rassicurandoli sul mantenimento rigoroso del segreto professionale (ed ovviamente avvisandoli tempestivamente in caso risultassi positivo tu, perchè potrebbero essere stati a loro volta esposti da te).
Lo stesso vale per le attività professionali che coinvolgano o abbiano coinvolto più persone: un partecipante positivo può portare a dover indicare i nomi degli altri partecipanti.

8. "Se mi ammalo io, ho diritto a qualche assistenza particolare? E per le scadenze professionali e previdenziali cosa devo fare?"

Fino al 31 dicembre 2020 è possibile scegliere di sospendere i versamenti contibutivi dovuti e non ancora versati ad ENPAP; non è necessaria comunicazione all'ENPAP, e i mancati versamenti non hanno effetto sulla regolarità della propria posizione a fini DURC. Rimane invariata la data di dichiarazione redditi 2019 a ENPAP (01/10/2020).

Se ti ammali, hai diritto alle normali forme di assistenza (INPS, ENPAP) previste per malattia (ad es., indennità malattia).

Le possibilità di assistenza ENPAP sono diverse:
A) Indennità di Malattia - per chi si dovesse ammalare, è possibile richiedere un indennizzo economico; il bando è adesso mensile invece che trimestrale, per facilitare erogazioni più rapide:
https://www.enpap.it/servizi-per-te/indennita-di-malattia-e-infortunio/

B) Assistenza Sanitaria Integrativa - sempre per chi si dovesse ammalare o averne sequele, è possibile accedere a diverse forme di servizi sanitari integrativi: https://www.enpap.it/servizi-per-te/assistenza-sanitaria-integrativa-emapi/

C) Stato di Bisogno - forma di copertura speciale per situazioni personali straordinarie. E' importante sapere che non è una forma di assistenza generalizzata per chi ha avuto "solo" una temporanea deflessione delle attività lavorative (appuntamenti rinviati, formazioni annullate, etc.), ma è pensata proprio per situazioni davvero eccezionali. Vanno letti con attenzione i criteri: https://www.enpap.it/servizi-per-te/assistenza-stato-di-bisogno/

Come tutte le categorie professionali colpite anche economicamente dalla situazione, siamo in attesa di provvedimenti del Governo a sostegno degli operatori economici; il primo uscito per ora è il Decreto Legge 2 marzo 2020 n. 9, in particolare l'art. 16, rivolto ai professionisti residenti o operanti negli ex-Comuni di Zona Rossa; oltre a questo, si aspettano eventuali autorizzazioni ad "interventi in deroga" degli Enti di Previdenza, al momento non ancora autorizzati dai Ministeri anche se sono stati sollecitati ripetutamente da ENPAP, CNOP e ADEPP.

Si segnala inoltre che ENPAP ha predisposto una vasta Area Informativa dedicata alle forme di assistenza/sostegno ai colleghi relative all'emergenza COVID-19 (https://www.enpap.it/servizi-per-te/sezione-covid-19/); è inotre disponibile la procedura per la richiesta dell'indennità "600 euro" (per chi ne ha diritto, secondo i criteri che sono stabiliti dal Governo - le Casse sono semplici soggetti attuatori).

9. "Possiamo usare Skype o simili, come modalità di lavoro online?"

Quella "online" è una modalità di lavoro che - in questo periodo - può essere molto utile, ed è quindi fortemente incoraggiabile ogni volta che sia possibile attuarla (seguendo sempre le Raccomandazioni del CNOP del 2017, e le più recenti Indicazioni per le prestazioni online per l'emergenza Coronavirus del CNOP del 2020), per minimizzare i rischi sanitari potenzialmente legati agli incontri in presenza.
Chiaramente l'uso del mezzo va a modificare il setting, e non è adatto per tutte le attività o tutti i pazienti; analizzare la fondatezza della domanda, l’effettiva applicabilità nel caso specifico e l'impatto sulle dimensioni di set/setting è quindi sempre buona prassi e responsabilità del clinico, che dovrà curarne attentamente gli aspetti relazionali, di privacy, consenso informato e sicurezza.

E’ necessario aggiornare il tal senso il Consenso Informato e Privacy, inviabili anch’essi per via telematica, e il Registro dei Trattamenti ai sensi del GDPR. Si dovranno inoltre considerare gli aspetti pratici legati alla privacy del set e del setting (un paziente isolato in casa con la famiglia può avere difficoltà a trovare uno spazio adeguato per lo svolgimento tranquillo e riservato della seduta; utile l’uso di cuffia e auricolari, etc.).

La consulenza online o telefonica, se esperti del suo uso, potrà essere molto preziosa proprio per i pazienti che possono trovarsi in situazioni di quarantena o isolamento; nel qual caso la si può proporre come utile forma di supporto e/o continuità della relazione clinica. Più in generale, molti pazienti vivono attualmente situazioni in cui gli aspetti relazionali, emotivi e organizzativi della propria vita quotidiana subiscono limitazioni e modifiche spesso problematiche; l'uso di canali a distanza per fornire in questo periodo un supporto, monitoraggio o contatto regolare può essere particolarmente rilevante.

Anche molte attività di formazione possono essere utilmente sostituite, con adeguate accortezze, dall'uso di piattaforme di videoconferencing (anche per la didattica teorica nelle Scuole di Psicoterapia).

10. "Cosa dire ai miei pazienti particolarmente in ansia o confusi dalla situazione? Ci sono fonti di riferimento da consigliare?"

Fonti ufficiali sono i siti del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità, della Regione Veneto; i Numeri Verdi regionali (ad esempio, per il Veneto - 800462340) e del Ministero della Salute (1500), ed i propri medici curanti.

Adattando la comunicazione alle esigenze e istanze di ognuno, si può - a puro titolo di esempio - indicare ai clienti che è normale essere in ansia, che è utile evitare "information overload", che è opportuno stare attenti alle molte Fake News che circolano, che si possono mettere in atto utili comportamenti protettivi (anche per aumentare il loro empowerment), e che si deve fare riferimento solo a fonti informative scientificamente accreditate.

Il CNOP ha messo a disposizione della cittadinanza un Pieghevole, cartaceo e scaricabile, con utili suggerimenti (https://www.psy.it/il-pieghevole-del-cnop-per-i-cittadini-sul-coronavirus.html).

In caso di pazienti particolarmente ansiosi, ossessivi, ipocondriaci, rupofobici, claustrofobici, con aspetti di ritiro sociale, con tratti paranoidi il clinico dovrà ovviamente esercitare particolare attenzione a esplorare il significato della situazione per loro, e come questo impatti sulla relazione clinica.
Idem per pazienti eventualmente in isolamento domiciliare con la famiglia, laddove le tematiche di consultazione fossero connesse a dinamiche famigliari disfunzionali.

11. "Lavoro come dipendente/collaboratore (di una cooperativa, un Ente, una scuola, etc.). Cosa devo fare?"

Devi seguire le indicazioni di prevenzione generale (sempre), oltre alle indicazioni specifiche o aggiuntive del tuo datore di lavoro e dell’eventuale responsabile sanitario della struttura/istituzione.
Contattali se ritieni di dover svolgere funzioni potenzialmente a rischio, o se hai dubbi in merito: dovranno essere sentiti RSPP e Medico Competente per quanto riguarda la tutela della salute dei dipendenti, e dovranno fornirti indicazioni operative chiare e adeguati DPI eventualmente necessari.

E' diritto/dovere del professionista disporre ed usare di appropriati DPI, secondo le indicazioni Ministeriali.

Segnala loro se hai particolari problemi di salute (pregresse patologie respiratorie, immunitarie, ipertensione, etc.) che ti possano rendere soggetto a maggiore rischio clinico. Segnala immediatamente se hai dubbi sulla tua positività, o se sei "contatto stretto" di caso positivo, probabile o sospetto prima di recarti al lavoro.

Con il 4 e il 18 maggio, ed il 3 giugno, la maggior parte delle attività hanno progressivamente ripreso il lavoro in presenza, nel rispetto di determinati criteri di sicurezza; la Regione Veneto ha predisposto una guida alle misure tecniche di Riapertura, scaricabile qui.

12. "Le prestazioni di psicologia giuridica (CTU/CTP) come vengono impattate?"

Si rinvia per questa questione a eventuali indicazioni del Tribunale di riferimento, ed alla posizione del CNOP qui consultabile: https://www.psy.it/attivita-psicologica-in-campo-giuridico.html

13. “Ci sono risorse utili per i professionisti?”

Su https://solidarietadigitale.agid.gov.it è possibile reperire numerose risorse di servizi di comunicazione / piattaforme online che possono facilitare le attività dei professionisti in questo periodo, messe a disposizione gratuitamente da varie realtà private.

Skype (https://www.skype.com/it), Google Hangouts (https://hangouts.google.com), Zoom (https://www.zoom.us) e Whatsapp (https://www.whatsapp.com) sono piattaforme private - ma ad accesso gratuito per molte funzioni di base - che sono utilizzabili comodamente per attività di videochiamata con pazienti, videoconferenza, intervisione tra colleghi; presentano tutte la caratteristica fondamentale di crittografare i dati in transito, così da garantire la sicurezza delle comunicazioni.

Si ricorda inoltre che su www.eduiss.it è possibile accedere gratuitamente al Corso FAD ECM (20 ECM) dell'Istituto Superiore di Sanità, aperto a 100.000 professionisti sanitari (quindi psicologi compresi), su "Emergenza Coronavirus"; ed anche ai nuovi corsi "Prevenzione e Controllo delle Infezioni da Coronavirus" (FAD ECM gratuito, 6 crediti) e "Emergenza Coronavirus e Psiconcologia" (FAD ECM gratuito, 6 crediti).

L'Ordine del Veneto mette a disposizione una serie di Risorse utili, articoli scientifici e manuali di intervento in emergenza in continuo aggiornamento a questo indirizzo: https://www.ordinepsicologiveneto.it/ita/content/risorse-emergenza-coronavirus-1

14. “Come dimostrare le comprovate esigenze lavorative o di salute?”

Dal 18 maggio è possibile muoversi liberamente (tranne in caso di quarantena/isolamento) nell'ambito della propria Regione.

Si ricorda che fino al 3 giugno i movimenti sul territorio nazionale tra una regione e l'altra saranno possibili solo per “comprovate esigenze lavorative, di necessità o di salute”;  questo ricomprende il movimento interregionale del professionista da e verso lo studio professionale/luogo di lavoro, col percorso più diretto: in caso di eventuali controlli da parte di Forze dell'Ordine, sarà necessario comunicare la natura del proprio ruolo di professionista sanitario che si sta recando al lavoro.

E' possibile autocertificare la motivazione dello spostamento inter-regionale per motivi di lavoro/salute con apposito modulo a disposizione delle Forze dell'Ordine, o scaricabile dal sito del Ministero dell’Interno. E' possibile suggerire, per facilitare eventuali verifiche in caso di controlli delle Forze dell'Ordine, di portare con sé (laddove disponibile) il tesserino dell'Ordine, e/o mostrare il proprio nominativo sull'Albo per dimostrare la propria professione (tramite visualizzazione - anche da smartphone - dell'Albo sul proprio sito regionale o del CNOP).

Allo stesso modo, il paziente che si sta recando presso di voi da altra Regione, può dichiarare (in autocertificazione) come motivazione dello spostamento che si sta recando da un professionista sanitario, per lo svolgimento di una prestazione sanitaria.

E' possibile rilasciare ai pazienti breve attestazione (su loro richiesta) di avere prenotato un appuntamento / di aver svolto una consulenza clinica il giorno X in sede Y, da esibire in caso di eventuali controlli.
E' inoltre da chiarire preliminarmente al cliente, laddove dovesse in futuro essere verificata la fondatezza dell’autocertificazione, che il professionista lo potrà eventualmente confermare alle Autorità competenti previa autorizzazione scritta del cliente, e limitandosi a confermare esclusivamente lo svolgimento di consulenza nel dato luogo e ora, senza entrare in alcun modo in informazioni cliniche o personali; questo comporta ovviamente la necessità di esplicare alle Forze dell'Ordine che si è svolta una consulenza con professionista sanitario Psicologo.

Dal 3 giugno, tali limitazioni verranno meno anche per i movimenti inter-regionali.

15. "Vorrei fare un autonomo servizio telefonico di supporto alla cittadinanza per l'emergenza Coronavirus. Devo tenere presente qualcosa?"

In emergenza è necessario muoversi in maniera il più professionale, strutturata e coordinata possibile, anche con il sistema del soccorso (Sistema Sanitario e sistema della Protezione Civile). Consigliamo pertanto a chi vuole dare un contributo volontario di farlo il più possibile all'interno di percorsi strutturati (organizzazioni del sistema del soccorso, associazioni di psicologia dell'emergenza riconosciute, etc.).

Invitiamo inoltre a non confondere il ben delimitato e temporaneo volontariato professionale in fasi acute di emergenze nazionale con prassi di "marketing personale", o "volontarismi senza fine": il suggerimento è quello, per chi ha comunque deciso di svolgere attività "pro-bono" in questo periodo particolare, di limitarlo strettamente al periodo emergenziale, in parallelo al proseguimento di una normale attività professionale; come Ordine, riteniamo  opportuno ricordare ed evidenziare a tutti i colleghi la grande importanza – soprattutto in periodi di emergenza – del rispetto di una serie di "Criteri di Qualità minimi" degli interventi psicologici di supporto alla popolazione/operatori sanitari; raccomandiamo pertanto che i professionisti che abbiano eventualmente deciso di attivare tali tipologie di iniziative spontanee, sia a livello individuale che organizzativo  (a titolo esemplificativo: Scuole di Specializzazione, Associazioni di Psicologia dell'Emergenza, eventuali Servizi Universitari, Enti, Cooperative, etc.) condividano tali criteri minimi prudenziali, e si impegnino ad implementarli per garantire sempre il miglior standard di prestazioni professionali alla popolazione.

Li trovate, in aggiornamento continuo (compresi materiali e articoli utili) qui: https://www.ordinepsicologiveneto.it/ita/content/le-raccomandazioni-che-i-professionisti-si-impegnano-a-seguire

Al contempo, al 18 maggio, sottolineiamo l'importanza di iniziare a tornare in modalità professionale "ordinaria", anche dal punto di vista della progressiva riduzione del "volontariato" e reimpostazione di una logica ordinariamente "professionale" nel rapporto con la cittadinanza.

N.B.: Indicazioni aggiornate al  01/06/2020, in revisione costante. Fare sempre riferimento ufficiale ai più recenti Decreti, Ordinanze e indicazioni delle Autorità di Sanità Pubblica.

 

Il Presidente dell’Ordine Veneto
Luca Pezzullo

Il Presidente dell’Ordine Lazio
Federico Conte

Il Presidente dell’Ordine Campania
Armando Cozzuto

La Presidente dell’Ordine Sicilia
Gaetana D’Agostino

La Presidente dell’Ordine Marche
Katia Marilungo

Il Presidente dell’Ordine Emilia-Romagna
Gabriele Raimondi